Social media in classe: possibile?

E se i social media sbarcassero a scuola? Qualcuno – lo so – starà storcendo già il naso. I social media oramai sono “pervasivi”, hanno cambiato il nostro modo di essere e di comportarci; sono una rivoluzione mediale epocale. E allora, perché non introdurli come materia a scuola? Devono averci pensato negli Stati Uniti: il Senato del New Jersey sta per approvare una legge secondo la quale nelle scuole pubbliche dovranno essere fornite indicazioni per un “uso responsabile” dei social media.
L’idea potrebbe essere utile anche nel nostro Paese, dove spesso la conoscenza tecnica dell’uso dei mezzi di comunicazione non è associata a una conoscenza delle regole – morali e non – che ne sono alla base.
Insomma, i corsi di formazione all’uso responsabile dei social media sarebbero un modo per formare i giovani e meno giovani alla conoscenza del mezzo e alle conseguenze – positive o negative – che derivano da un uso corretto o scorretto.
Il programma che quasi sicuramente sbarcherà l’anno prossimo nelle scuole del New Jersey – come riporta oggi l’Ansa – prevede che agli studenti (fascia d’età 11/14) vengano illustrate le principali piattaforme di social media, come usarle in modo sicuro, le conseguenze di un uso scorretto ma anche le innumerevoli opportunità che possono servire.
I casi sempre più frequenti di cyberbullismo e l’uso spesso forse troppo disinvolto dei social media da parte dei più giovani sono solo alcuni dei motivi che indurrebbero a propendere per una vera e propria educazione all’uso di queste nuove forme di comunicazione.
La vita pratica mi ha spesso messo in contatto direttamente con persone che usano con disinvoltura ogni tipo di social media, avendo spesso una buona pratica, buone competenze tecnologiche, ma poco polso della situazione. Pochi, cioè, si pongono il problema di quanto postano online, di come determinate cose possano influenzare la propria reputazione – reale e virtuale – o semplicemente in pochi connettono ciò che si posta a svariate conseguenze che ne possono derivare.
Varie campagne mediali sono state ideate nel corso degli anni per invitare i giovani a “connettere la testa” quando si ha a che fare con i social media. La memoria va direttamente a una campagna di comunicazione ideata dal Garante della Privacy, con tutorial, video, e svariate brochure. Ma quanto potrebbe essere importante introdurre una disciplina – poche ore nel monte complessivo – che formi i giovani all’uso di questi nuovi strumenti di comunicazione? Io dico parecchio. E, dopo qualche piccola esperienza personale, posso dire che piacerebbe molto agli alunni, ai docenti e ai genitori – che spesso ignorano tutto quanto si cela dietro il nome “social media”.

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