Libertà di stampa in Italia, l’allarme dell’ONU

Foto: iltaccoditalia.info

Che non fosse un periodo buono per il giornalismo in Italia lo abbiamo capito da tempo. C’è di mezzo la crisi generale, quella economica, quella del mondo dell’informazione…. e chi più ne ha più ne metta!
A volte, ve lo confesso, mi interrogo da sola sullo stato dei lavori per la riforma della legge sulla diffamazione oppure quelli sulla determinazione dell’equo compenso. A volte ho come la sensazione di aver perso il filo del discorso. Poi esamino la situazione, mi fermo a leggere quei pochi siti, blog e post che aggiornano sulla questione, e mi rendo conto semplicemente che, spesso, dopo vari polveroni mediatici è sempre tutto fermo al palo.
Stamattina, grazie a un post su Facebook del presidente dell’Ordine Nazionale dei giornalisti, sono arrivata al blog di Marina Castellaneta e alla notizia dell’allarme dell’Onu sulla questione della libertà di stampa in Italia. Ho sentito immediatamente di dover condividere la notizia sui social network, con i miei amici e colleghi, per informarli.
Ma ora mi è venuta la voglia di fare una riflessione assieme ai tre/quattro lettori assidui di questo blog.
Nel nostro Paese – è convinta l’Onu – diventa necessario mettere mano all’intero settore della libertà di stampa per adeguarsi a tutti gli effetti a standard internazionali, che tuttora non sono rispettati.
Il relatore speciale sulla promozione del diritto alla libertà di opinione Frank La Rue è stato in Italia nel 2013 e ha presentato un rapporto – che verrà discusso il prossimo mese di giugno a Ginevra – in cui, tra le altre cose, evidenzia alcuni punti critici del mondo dell’informazione nostrano.
Il primo nodo è quello relativo alla depenalizzazione della diffamazione: anche il nuovo disegno di legge – che di fatto abolirebbe il carcere per i giornalisti – non sarebbe in linea con gli standard internazionali prima di tutto per via delle sanzioni pecuniarie particolarmente elevate e per via dell’obbligo di rettifica automatico che potrebbe entrare in contrasto con la libertà di stampa. In sintesi, anche con il nuovo disegno di legge, e pur in assenza della pena carceraria, le elevate sanzioni pecuniarie potrebbero costituire comunque una minaccia per chi intende fare informazione liberamente.
Sull’equo compenso, altri rilievi: il relatore sottolinea le gravi condizioni di sfruttamento e il proliferare di contratti e contrattini che sicuramente non consentono al giornalista buone condizioni di lavoro.
Insomma, la situazione della libertà di stampa in Italia – anche a detta dell’Onu – non è delle migliori. Noi che facciamo (o proviamo a fare questo mestiere lo sappiamo, no?). E perché, nonostante andiamo ripetendo sempre le stesse cose da tempo, gli amici, i politici e chi ci governa non lo capisce?
Tempo fa, parlando con una cara amica, e muovendo gran parte dei rilievi contenuti in questo post, mi sono sentita rispondere: “Eh, ma con la situazione che c’è adesso, chi vuoi che pensi a queste cose?”. Sono rimasta senza parole. Ma ora mi chiedo: se chi ci governa, la politica e gli editori non cominciano a pensare seriamente anche a queste cose, come si fa?

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