Consigli (non richiesti) di comunicazione elettorale

Ci risiamo. Il 26 maggio si torna alle urne per le elezioni amministrative e imperversano nuove richieste di amicizia sui social, tag “alla cecata”, foto fantastiche su instagram e tweet come se non ci fosse un domani.
Alla luce del successo di un vecchio post su come comunicare in periodo elettorale, vi dico come la penso. Per punti, così fate prima a leggere (se volete).
Le amicizie su Facebook. O ci siete o non ci siete. Apparire per le elezioni e sparire dopo non serve. Sa di finto, proprio come quella politica di cui ci lamentiamo tutti i giorni. Ho ricevuto una trentina di richieste di amicizia negli ultimi giorni. Tutte da candidati o aspiranti tali. Ma davvero pensate di conquistare voti richiedendo l’amicizia? Optate per le pagine: sono più discrete. Se uno vi cerca vi mette un like o vi segue. L’amicizia no, è una cosa personale. E, a meno che non conosciate uno a uno gli elettori, non vi conviene.
Le pagine Facebook. Con pochi like sono tristi. Quasi quanto un comizio davanti a una sola persona. O vi assicurate una base o non partite proprio. E poi, che siano pagine attive, con contenuti, proposte, approfondimenti. Che abbiano un programma e non siano un mero album fotografico da sfogliare per ammirare il look di uno o un altro. Siete – o ambite a essere – politici, non modelli o persone del mondo dello spettacolo. Cosa fa la differenza? I contenuti. A questo punto mi permetterei di dire: se non avete contenuti non partite proprio.
Le dirette. Solo quando strettamente necessarie. La diretta dalla festa del paese per dire che con voi sarà diversa no. Ne possiamo fare a meno. E anche voi: vi rendereste sicuro meno ridicoli. Va bene la disintermediazione ma solo quando ci sono contenuti e quando sono seri. Fatevi un esame di coscienza prima di partire: quel video, dopo due anni, vi piacerebbe ancora? Se avete un solo dubbio, non pubblicatelo.
Twitter. Non è lo sfogatoio dei pensieri quotidiani o il luogo social adatto agli attacchi personali e non. Sarebbe il social dell’attualità. Twittate solo se avete qualcosa (di serio) da dire. E, fatevelo dire, non è certo un social di massa. Quindi, occhio due volte a quello che scrivete: gli ammiccamenti che fate su Instagram e Facebook potrebbero essere un boomerang su Twitter.
Whatsapp. Abbiate pietà di noi. I gruppi Whatsapp per le elezioni sono una vera e propria violenza privata. Messaggi di fan invasati che sono peggiori dei loro candidati. Inviti a caffè, buffet, pizze, comizi conditi da commenti, controcommenti e discussioni varie: pietà. Se aprite un gruppo Whatsapp per i possibili elettori, vi avverto: rischiate di perderli in men che non si dica
Instagram. Torna a qualche rigo più su: siete politici, non modelli, non uomini di spettacolo. Vale sia per gli uomini che per le donne. Foto ok, ma con parsimonia. Foto istituzionali, politiche, non da prima comunione né da provino per entrare in un casting. Privilegerei la normalità, la quotidianità, il chi siamo.
Linkedin. Ho visto candidati alla ricerca di voto che hanno disperatamente aperto anche un account su Linkedin. Anche lì, soprattutto lì: o ci sei da prima o non ci sei. Un professionista non si improvvisa. Mi aspetterei, altrimenti, di qui a breve di trovare alla voce “cerca lavoro” anche “amministratore” o “politico”.
In bocca al lupo a tutti. E ricordate che la costruzione della vostra immagine passa anche dai social oggi!

 

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