Corriere.it e paywall, domani il debutto

Il mondo, anche quello dell’informazione, sta cambiando.
Domani debutta ufficialmente il paywall del sito Corriere.it. Giusto un giorno di prova gratuita per tutti. Il tempo di osservare i cambiamenti e valutare l’offerta e poi, a partire da domani, saranno consultabili on line un massimo di venti articoli al mese. Dopo? Se vuoi leggere paghi. Un mini abbonamento. Prima della cifra simbolica di un euro e poi di 0,33 centesimi al giorno.
Ma voi, fino a qualche anno fa, avreste immaginato di pagare per fruire di contenuti on line? Il web è stato considerato da sempre – a torto o a ragione – una miniera di informazioni totalmente gratuita. E invece no: da oggi cambia il discorso. Giustamente, direbbe qualcuno: in una redazione on line si lavora quanto (se non peggio) in altre redazioni; perché non riconoscere che quella informazione che leggiamo è di qualità e merita che qualcuno paghi per fruirne?
Funzionerà il sistema? Sarà solo il tempo a dirlo. Ma intanto credo possa tornare utile – come strumento di discussione e riflessione – l’articolo pubblicato oggi nella homepage di Corriere.it, in cui si illustrano le principali novità.

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edicole, giornali, carta e digitale

Stamattina sono passata in edicola. Non ci andavo da giorni. Non perché io non legga, anzi. Ultimamente mi sono convertita in maniera definitiva al digitale. La versatilità del digitale ha avuto la meglio sul piacere di sfogliare il quotidiano di carta e sul profumo inebriante della carta stampata che da sempre mi affascina. Non essendo spesso a casa, infatti, riesco molto più facilmente a portare con me i quotidiani in digitale – che leggo tranquillamente su ogni dispositivo senza portare pesi.
Oggi però sono passata in edicola per ritirare un libro e un po’ anche perché spesso mi manca il profumo dei giornali. Una sommaria chiacchierata con l’edicolante – partita dall’oramai vecchia notizia dell’addio di Wired alla carta stampata – mi ha messo un po’ di tristezza.
Ho pensato a lungo alla mia storia con Wired, all’incontro fortuito dei primi anni e a una fedeltà incrollabile che mi ha portato a comprare e a tenere da parte anche l’ultima copia cartacea. E poi mi sono soffermata anche a riflettere sulla crisi dell’editoria che oramai non lascia scampo a nessuno.
Dalla chiacchierata – semmai ci fosse stato bisogno di conferme – è emerso che il numero di copie vendute, anche per quotidiani locali e nazionali, è sempre più basso. Colpa di un giornalismo che non cambia? O della crisi strutturale, non solo economica, di cui oramai sappiamo tutti?