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Combattere le fake news con l’educazione ai media

Stamattina ho scritto di getto un post su Facebook per dire la mia sulla questione delle fake news.
Vi confesso la mia perplessità sull’idea di regolamentare i flussi di notizie, anche quelle false. Mi sforzo di capire tutti i problemi relativi al mondo delle fake news e di quelle storie a metà tra spionaggio e mistero che trapelano da indiscrezioni e interviste sulle pagine dei quotidiani di questi giorni. Però sono scettica quando sento parlare di ulteriori norme in un settore delicato come quello della libertà di espressione. Non ne capisco la necessità. Abbiamo tante leggi che possono essere rispettate se applicate anche alle nuove tecnologie. Perché crearne altre? E per regolamentare cosa?
Stamattina – ma anche qualche giorno fa in un incontro con alcuni giovani – ho rimarcato una cosa: le fake news sono sempre esistite. Si chiamavano bufale, notizie false, mezze verità e hanno sempre popolato – ahinoi – anche le pagine dei giornali. Allora io mi chiedo e vi chiedo (proprio perché ritengo sia opportuno fare chiarezza): perché parlare di fake news sta diventando una moda in questo periodo?
Credo che la migliore soluzione per tutti i problemi sia la conoscenza. Formazione all’uso dei nuovi media e informazione seria e di qualità possono annientare le fake news. Allora perché non lavoriamo sulla cultura? Di educazione ai media – lo so, mi ripeto troppo spesso – c’è urgente bisogno.

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La Carfagna, il Pd e la confusione per qualche click in più

Cosa non si fa per qualche click in più? E, soprattutto, cosa fanno i quotidiani italiani on line per catturare lettori? Il fenomeno non è più circoscritto solo a una ristretta cerchia di blog/siti a caccia di qualche click per guadagnare lettori.
Oramai nel circolo vizioso della caccia al click stanno finendo proprio tutti.
Stavo facendo tutt’altro stasera. Ma poi mi hanno segnalato questo post di Libero su Facebook: Schermata 2015-09-29 alle 21.53.46Bene, questo che avete appena visto è lo specchietto delle allodole per gli utenti di Facebook. Poi clicco sulla notizia, mi collego al sito di Libero e, come per magia, leggo questo: Schermata 2015-09-29 alle 21.54.13

Ricapitoliamo: sull’anteprima su Facebook, la Carfagna che passa al Pd è Mara, ex ministro. Sul sito del quotidiano, invece, risulta evidente fin dal titolo che Maria Rosaria Carfagna, cugina omonima dell’ex ministro, passa al Pd. Schermata 2015-09-29 alle 21.54.06

Ovviamente l’articolo in questione precisa che la notizia ha dato luogo a molti fraintendimenti perché la Carfagna che passa al Pd è omonima dell’ex ministro. Certo, i fraintendimenti ci sono. A partire proprio dall’articolo che stiamo leggendo. A questo punto, la mia domanda è ancora più insistente rispetto al passato: ma questo giornalismo dove sta andando a finire?

Foto:ilmattinodiparma.it

la moltiplicazione delle bufale on line

A me stasera va di chiedervi una riflessione sulle bufale on line (quelle giornalistiche o pseudotali, si intende!). Deve esserci una logica perversa per cui on line c’è sempre qualcuno pronto a sparare clamorose bufale e a pretendere di spacciarle per la notiziona dell’ultim’ora. Da qualche tempo evidentemente va di moda far morire personaggi famosi, postare la notizia sui social media e fare un vero e proprio boom di click. Stamattina pare sia toccato a Christian De Sica.
Forse è superfluo dirlo ma voglio scriverlo lo stesso: io sono assolutamente contraria a questo modo di fare (che poi informazione non è). La logica dei click distrugge tutti quelli che rincorrono lettori solo ed esclusivamente per numero. La curiosità ti frega una volta, due… Ma poi no! Mica si può sempre abusare di un lettore? A un certo punto uno dice basta. Esattamente come spunta la vocina “non mi piace più” sulle pagine di organi di informazione che sui social media non fanno proprio informazione in maniera impeccabile.
Ecco la mia breve riflessione sul tema su Facebook:

Prima o poi qualcuno mi dovrà spiegare la logica per cui pseudo siti di informazione on line spacciano quotidianamente clamorose bufale per notazione dell’ultim’ora. Oggi hanno fatto morire Christian De Sica. Ma veramente è tanto difficile capire che – sia tu quotidiano tradizionale affermato o giornale/blog on line che aspira a diventare fenomeno del web – più spari cavolate e più perdi fan e lettori?! A me una volta insegnarono un parolone: la fidelizzazione dei lettori…