Archivi tag: cinguettio

Cuoricini e mi piace: Twitter cambia davvero?

È lecito dire che il cuoricino su Twitter mi intristisce?

Per una volta, mi autocito. Stamattina ho twittato così e vorrei condividere anche in questo post la mia opinione.
Il cuoricino inserito su Twitter al posto della famosa stellina dei preferiti rende il social del cinguettio sempre più simile a Facebook. Lo facebookizza, avrei detto prima di storcere il naso per un neologismo che dà un vago senso di nausea.
Proprio ieri un’amica sempre particolarmente attenta alle dinamiche del mondo della comunicazione e dei nuovi media mi aveva segnalato uno degli ultimi post di Rudy Bandiera (che trovate qui). Si discuteva – assieme a lei – delle dinamiche della comunicazione che regolano i social e dell’uso di Twitter, spesso dato in punto di morte ma sempre pronto a risuscitare. Perché in fondo – diciamocelo, svestendo anche solo per un attimo i panni di chi ha la passione della comunicazione – Twitter è un po’ la salvezza dei social media. È il rifugio social atipico in cui trovi pace, resti informato, leggi qualche battuta e dici la tua. Volete mettere la soddisfazione di twittare live guardando un programma tv? O quella di poter cinguettare direttamente qualcosa al proprio idolo?
Ieri dicevo proprio questo: Twitter per me spesso è il rifugio dalla socialità spesso sciatta e superficiale di Facebook. E, allo stesso tempo, dalle facce degli interlocutori quando chiedo loro se sono su Twitter, mi rendo conto che spesso, per chi è lontano dalle logiche della comunicazione, questo social assomiglia quasi a un mostro. 🙂
Tornando alla decisione di inserire il cuoricino come “mi piace”, Twitter ha spiegato così la sua scelta: la nuova icona è considerata “più espressiva e in grado di trasmettere una gamma di emozioni”.

Foto: technorati.com

Twitter, tanti utenti e pochi tweet

Il 44% di utenti Twitter non ha mai scritto una riga. E non lo dico io, che ho poca dimestichezza con i numeri e spesso – o sul blog o nelle chiacchiere con gli amici – mi avventuro in improvvisate stima sull’utilizzo dei social media. Lo dice uno studio scientifico di Twopcharts, ripreso dall’agenzia TMNews.
Il quadro delle persone che “usano” Twitter è a dir poco sconfortante: se circa 974 milioni di utenti non ha mai scritto una riga (e sono il 44% del totale degli account), il 30% circa ha scritto al massimo dieci tweet, mentre solo il 13% ha scritto più di 100 post.
Insomma, Twitter avrà avuto anche problemi a causa della crescita lenta – come ricorda TMNews – del numero degli utenti; ma il problema vero pare essere quello di far twittare gli utenti, dopo l’iscrizione.
Un problema che dovrebbe essere risolto. E non solo per questioni di “partecipazione”, ma principalmente per motivi “commerciali”.
Negli ultimi tre mesi del 2013 Twitter ha dichiarato di aver avuto 241 milioni di utenti mensili attivi. Nella categoria rientrano tutti coloro che hanno fatto login almeno una volta al mese, ricomprendendo nella cifra anche coloro i quali accedono semplicemente al social network senza scrivere. E poiché i tweet e i retweet degli utenti aiutano la società di San Francisco a generare ricavi da pubblicità (per la serie: è il commercio che muove il mondo), il gruppo pare intenzionato a correre ai ripari, provvedendo a studiare novità nell’interfaccia grafica e alle funzioni, in modo da rendere ancora più semplice e immediato l’uso del social.
Intanto, da Twitter nessun commento ai dati pubblicati da Twopcharts e diffusi dalle principali agenzie di stampa. L’azienda si sarebbe chiusa dietro un “no comment”.
Un commento a margine lo aggiungo: forse ci vorrebbe un’analisi sociologica più che “mediale”. Ma la tendenza di Twitter mostra un po’ la tendenza della vita reale: tutti alla finestra, ad osservare ciò che accade nel mondo. Manca la partecipazione. E vuoi vedere che siamo ancora troppo legati alla logica dei media di massa?

Twitter e palinsesti, i social media cambiano la tv?

Suvvia, ci abbiamo provato tutti almeno una volta nella nostra vita. Forse perché fa trend, fa tendenza, o forse anche per sentirci più fighi nei confronti di tutti coloro che sono meno social di noi.
Tutti, almeno una volta nella vita social, abbiamo provato a cinguettare mentre siamo comodamente stravaccati in divano a guardare una trasmissione di attualità o un film impegnato o comico che sia. Ebbene, quello che io credevo fosse solo un trend, si appresta a diventare uno strumento serio per la misurazione dell’audience. O giù di lì. In questi giorni c’è stato l’annuncio: dall’autunno 2014 sarà disponibile anche in Italia (che in determinate cose, chissà come mai, arriva sempre dopo l’America) il servizio Nielsen Twitter Tv Ratings. Nielsen, per chi non lo sapesse, è un’azienda leader nelle informazioni di marketing e nella rilevazione di dati sui consumi e sull’uso dei media. Le periodiche “misurazioni” Nielsen costituiscono da sempre un punto di riferimento per gli addetti ai lavori, oltre che un quadro completo del mercato dei media, delle telecomunicazioni o della pubblicità.
La novità annunciata sarà un vero e proprio strumento di misurazione dell’attività e della reach delle conversazioni Twitter sui programmi televisivi. In pratica, la misurazione è semplice: serve a monitorare se e quante persone del mondo Twitter cinguettano a proposito di determinati programmi tv. L’accordo tra Twitter e Nielsen – che è alla base del lancio della nuova attività – è stato siglato nel 2012 ed è già attivo da tempo negli Usa.
Io credo che la notizia sia una vera e propria diavoleria che consentirà alle aziende e ai produttori di programmi tv di orientarsi in base alle conversazioni degli utenti e ai loro pareri social, espressi tramite uno dei più popolari social media.
Insomma, leggi i trend, analizzi i tweet e di conseguenza orienti le tue strategie commerciali. Ma io vedo anche altro, che va al di là della tradizionale idea di orientare strategie commerciali e quindi oltre il business: la “misurazione” dei tweet a mio avviso è anche una forma di interazione con il medium televisione che va a integrare la vecchia cara e forse spesso abusata interazione via telefono (e dell’interazione via telefono sono pieni i manuali di storia della televisione). Insomma, credo in un mondo in cui il coinvolgimento diretto degli spettatori – specie di fronte all’accanita concorrenza dei nuovi media – diventi sempre più importante. Sarà così? Non ci resta che attendere il prossimo autunno per capire…

Twitter, le PA e il dialogo con i cittadini

«Nella società 2.0 governare un territorio non può prescindere dall’utilizzo dei social network». Appena ho letto le prime righe di un lancio Adnkronos, ho capito che c’è qualcun altro al mondo che la pensa come me. Quelle poche parole hanno calamitato la mia attenzione e mi sono fermata a leggere. Ed ecco che ho trovato un gruppo di persone che dicono quello che io vado predicando – spesso a vuoto – da tempo: «non basta più informare, bisogna comunicare in tempi rapidi e instaurare un dialogo con i cittadini».
La notizia di agenzia anticipa i temi di un interessante giornata di studi e approfondimenti sul tema “Italia di Twitter. Le nuove forme della comunicazione pubblica” che si terrà la prossima settimana nella Capitale. Organizzatore della manifestazione è l’Associazione Cittadini di Twitter (www.cittadiniditwitter.it), assieme all’Anci e al Comune di Roma. Devo ammetterlo: ignoravo l’esistenza di una associazione del genere – mi pare di capire che sia la prima in Italia – che si occupa della nuova comunicazione pubblica. Peccato non aver saputo prima di questa iniziativa e non essermi riuscita a organizzare per tempo!
Lo spunto è ghiottissimo: perché non cominciamo a chiederci a che punto è la comunicazione delle PA sui social media? E, soprattutto, al di là delle solite statistiche e dei freddi numeri, quanto le presenze on line sono effettivamente presenze concrete e attive e non semplici profili da aggiornare una volta ogni tanto? Sarebbe opportuna una riflessione: nel web 2.0 non serve una comunicazione pubblica che non sia dialogica e volta a creare un filo diretto con il cittadino/utente.