Discover di Snapchat, la notizia diventa evanescente

SnapchatLe notizie diventano evanescenti. E non solo per colpa di come alcuni media le trattano.
L’informazione diventa evanescente perché sbarca su Snapchat, una delle applicazioni simbolo della comunicazione immediata. L’app da tempo spopola tra i giovanissimi in quanto consente di inviare foto e messaggi che si autodistruggono nel giro di poco tempo. Viene utilizzato per comunicazioni molto più intime rispetto a quelle di Facebook e Instagram e pare aver attecchito soprattutto tra le giovani generazioni per una serie di motivi tra cui proprio l’immediatezza e l’evanescenza. La società californiana – e ci riferiamo a Snapchat – aveva provato già nello scorso autunno a inserire alcuni trailer di film tra i messaggi allo scopo di “testare” l’interesse degli utenti. Il video del film “Ouija”, per esempio, fu cliccato e visualizzato da milioni di persone.
Oggi arriva la conferma di un’indiscrezione che circolava da tempo: Snapchat diventerà “Discover” e fornirà anche notizie in pillole che, dopo un certo periodo, scompariranno. Tra un messaggio e l’altro, ci spiegano praticamente, ci saranno notizie in pillole che verranno diffuse grazie alla collaborazione con testate giornalistiche (si parla di Cnn, Cosmopolitan, tanto per fare due esempi).
Ma in che modo Snapchat guadagnerà con le notizie? Inserendo mini-spot prima della diffusione dei contenuti – spiegano.
Tra l’altro, onde evitare che qualcuno veda nella diffusione di news via Snapchat un déjà-vu, dal blog precisano che il servizio sarà completamente diverso rispetto a quello offerto dai social media. Discover sarà per Snapchat una vera e propria piattaforma, «un nuovo modo di narrare le storie». Ogni edizione sarà rinnovata ogni 24 ore «perché quello che è notizia oggi, diventa storia domani».
Fondata tre anni fa, Snapchat ha riscosso grande interesse tra i giovani utenti; nel 2013 Facebook offrì 3 miliardi di dollari – una cifra enorme per una startup – per rilevarla; l’offerta fu rifiutata. Il valore sul mercato della società pare si aggiri oggi intorno ai 10 miliardi di dollari.
Alla luce di questa notizia sarebbe forse il caso, per chi fa informazione, di fermarsi a riflettere sulla notizia, sui suoi valori e sulla reale fruizione delle notizie da parte degli utenti – giovani e meno giovani. Parliamoci chiaro: ci hanno sempre insegnato – ma magari noi siamo solo della vecchia scuola – che le notizie restano. L’informazione della carta stampata, con la sua presenza fisica, è stata da sempre destinata a durare nel tempo. Poi le notizie sono diventate volatili con l’avvento del web e del digitale. Ora la nuova sfida: le informazioni diventano evanescenti. Un vantaggio? Prendiamola alla leggera: spariranno anche gli errori!

Annunci

Campania maglia nera per l’uso del pc

Foto: corrierecomunicazioni.it

Non amo particolarmente commentare fredde statistiche. Ma a volte delle considerazioni vanno necessariamente fatte. Stamattina ho letto al volo su un quotidiano un dato particolare: la mia regione, la Campania, è maglia nera per quanto riguarda l’uso del pc. Lo dice una recente indagine del Censis (48° Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese), secondo la quale in Campania il 48% della popolazione tra i 16 e i 74 anni non ha mai utilizzato il computer.
La situazione, però, se vogliamo dirla tutta, non è più semplice nel resto d’Italia: in Piemonte la percentuale si aggira intorno al 35%, così come in Umbria. Percentuale elevata anche nel Lazio (30%). La media europea è del 19%, valore a cui si avvicina solo la Provincia autonoma di Bolzano (23%).
Dati che – scusate la franchezza – si commentano da soli. Ancora di più se pensiamo che uno degli obiettivi di Agenda Digitale è quello di ridurre la percentuale al 15% per il prossimo anno. Secondo l’indagine, i ritardi del nostro Paese riguardano anche altri aspetti: tra i progetti dell’Italia c’è quello di implementare la copertura a 100Mbps entro il 2020; intanto, però, solo il 21% della popolazione nel corso dell’ultimo anno ha potuto godere di una copertura ultratecnologica (Nga).
Note positive, manco a dirlo per i social network, sempre più frequentati oltre che “densamente abitati”.
Unica riflessione a margine: diciamo spesso che la carenza di mezzi di comunicazione o lo scarso utilizzo dei media sia una nuova forma di povertà. Oggi, dopo la diffusione di questi dati, non dovremmo sentirci tutti un po’ più poveri?