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La #Brexit e i giornali in edicola oggi

Senza entrare nel merito delle questioni relative alla ‪#‎Brexit‬, mi piacerebbe fare una considerazione sui quotidiani in edicola oggi in Italia. Nessuna accusa, sia chiaro: nessuno avrebbe potuto “azzeccare” il risultato del referendum prima di mandare il giornale in stampa. Le prime notizie sono venute fuori in mattinata e i sondaggi – diciamolo chiaro – stavolta hanno chiaramente depistato tutti.
Ma la riflessione voglio farla da lettore: perché io stamattina avrei dovuto acquistare in edicola un quotidiano senza la notizia del giorno, quando su internet e in tv è in atto un vero e proprio bombardamento mediatico – con tanto di commenti, reazioni, analisi in tempo reale – sul tema della Brexit?
Io sono per i quotidiani, per il profumo della carta stampata e per il fascino del giornale da sfogliare comodamente seduti in poltrona.
In questi casi, però, mi rendo conto di quanto il mondo della stampa tradizionale sia spesso pericolosamente vecchio rispetto al nuovo che avanza.

edicole, giornali, carta e digitale

Stamattina sono passata in edicola. Non ci andavo da giorni. Non perché io non legga, anzi. Ultimamente mi sono convertita in maniera definitiva al digitale. La versatilità del digitale ha avuto la meglio sul piacere di sfogliare il quotidiano di carta e sul profumo inebriante della carta stampata che da sempre mi affascina. Non essendo spesso a casa, infatti, riesco molto più facilmente a portare con me i quotidiani in digitale – che leggo tranquillamente su ogni dispositivo senza portare pesi.
Oggi però sono passata in edicola per ritirare un libro e un po’ anche perché spesso mi manca il profumo dei giornali. Una sommaria chiacchierata con l’edicolante – partita dall’oramai vecchia notizia dell’addio di Wired alla carta stampata – mi ha messo un po’ di tristezza.
Ho pensato a lungo alla mia storia con Wired, all’incontro fortuito dei primi anni e a una fedeltà incrollabile che mi ha portato a comprare e a tenere da parte anche l’ultima copia cartacea. E poi mi sono soffermata anche a riflettere sulla crisi dell’editoria che oramai non lascia scampo a nessuno.
Dalla chiacchierata – semmai ci fosse stato bisogno di conferme – è emerso che il numero di copie vendute, anche per quotidiani locali e nazionali, è sempre più basso. Colpa di un giornalismo che non cambia? O della crisi strutturale, non solo economica, di cui oramai sappiamo tutti?

corto circuito mediatico ferragostano

I giornali di oggi mi inducono a una doppia riflessione. Da un lato non resta altro che constatare la presenza in edicola di un prodotto oramai “scaduto”, con i quotidiani che giocoforza presentano ai lettori la notizia di due notti fa in apertura, seppur infarcendola di commenti, analisi e approfondimenti. La notizia, pure se arricchita da preziosi commenti, analisi e resoconti di ottimi inviati, resta sempre la stessa, quella comunicata quasi in tempo reale dai social e dal mondo del web.
Dall’altro lato c’è l’amarezza di una notizia vecchia oramai quasi venti anni (leggi caso Dubai) che torna di scottante attualità, tanto da spacciarla come recente, per una sorta di cortocircuito mediatico ferragostano.
In entrambe le circostanze c’è di mezzo il web, croce e delizia di un mondo che è cambiato e di un mondo che si illude di avere un cambiamento ancora in corso.
La via di uscita dalla crisi economica e strutturale dei cari vecchi quotidiani può risolversi con una sola parola: credibilità. Solo la qualità potrà salvare i giornali di carta. La qualità e la verifica attenta e puntuale dei fatti. Senza questi ingredienti mi sa che non andremo proprio da nessuna parte!