Archivi tag: editoria

Corriere.it e paywall, domani il debutto

Il mondo, anche quello dell’informazione, sta cambiando.
Domani debutta ufficialmente il paywall del sito Corriere.it. Giusto un giorno di prova gratuita per tutti. Il tempo di osservare i cambiamenti e valutare l’offerta e poi, a partire da domani, saranno consultabili on line un massimo di venti articoli al mese. Dopo? Se vuoi leggere paghi. Un mini abbonamento. Prima della cifra simbolica di un euro e poi di 0,33 centesimi al giorno.
Ma voi, fino a qualche anno fa, avreste immaginato di pagare per fruire di contenuti on line? Il web è stato considerato da sempre – a torto o a ragione – una miniera di informazioni totalmente gratuita. E invece no: da oggi cambia il discorso. Giustamente, direbbe qualcuno: in una redazione on line si lavora quanto (se non peggio) in altre redazioni; perché non riconoscere che quella informazione che leggiamo è di qualità e merita che qualcuno paghi per fruirne?
Funzionerà il sistema? Sarà solo il tempo a dirlo. Ma intanto credo possa tornare utile – come strumento di discussione e riflessione – l’articolo pubblicato oggi nella homepage di Corriere.it, in cui si illustrano le principali novità.

Annunci

Giornalisti precari e sfruttati? Per Renzi è pura fantasia

Non voglio neanche troppo entrare (per ora) nel merito della questione della conferenza stampa di fine anno del premier Renzi. Non entro nella questione tecnica giustissima posta dal presidente dell’Odg Enzo Iacopino relativa alla questione dei giornalisti sfruttati, sottopagati e malpagati.
Su due piedi, come primo impatto, devo dire che considero la risposta di Renzi (quella che sentirete cliccando sul link di Youtube) un atto di estrema maleducazione e arroganza.
È come se avesse detto, in preda a un delirio di onnipotenza: a me non interessa quello che dici sul precariato perché tanto, fosse per me, io vi farei fuori.
Forse è il caso che chi vive nell’ovattato mondo della politica scenda una volta almeno tra i comuni mortali e cominci a capire, non solo a parole, quali e quante sono le difficoltà quotidiane.
Ma poi, con questi chiari di luna, #buonAnno a chi?

Schermata 2015-12-29 alle 23.02.03

Giovani e informazione, una breve riflessione

Basta una mattinata in classe, alle superiori, per avere più chiare le idee sul presente e sul futuro dell’informazione in Italia.
Una chiacchierata semplice semplice, elementare, con i giovani alunni, serve più di mille manuali teorici a capire perché oggi i quotidiani vendano sempre meno e ci si informi così poco.
Forse sarebbe il caso che i “grandi” del mondo editoriale facessero una chiacchierata illuminante con gli adulti del domani per capire cosa si è sbagliato e cosa si fa ancora in tempo a recuperare. Secondo me c’è ancora tempo per recuperare pubblico e credibilità.

Un blocco per chi blocca gli Ad?

ad-blockingSe utilizzi servizi di ad blocking non ti faccio leggere la posta.
Detta così, pare quasi un capriccio da ragazzini, una marachella di chi per dispetto reagisce in maniera spropositata alla decisione di qualcuno. Però è una cosa successa realmente: oggi è finita su quasi tutti i giornali e ieri anche Wired ha riportato la notizia, spiegando cos’è accaduto a un utente che ha letto uno strano messaggio quando ha tentato di accedere alla propria Yahoo mail.
La notizia è sinteticamente questa: Yahoo non fa leggere la posta a coloro che hanno attivi dei servizi di Ad blocking che, tradotto in soldoni, sono quelle app che bloccano le pubblicità (spesso odiose) che ingolfano la nostra navigazione on line. Ma Yahoo non è certo il solo a dichiarare guerra ai “bloccatori di pubblicità”. Pare ci abbia pensato anche il Washington Post.
Vuoi leggere la posta e informarti gratis? E allora beccati la pubblicità! Il messaggio sembra grosso modo questo.
Ma il problema – fatemelo dire – non è certo solo quello della posta elettronica.
La decisione di alcune aziende di bloccare la navigazione per coloro che usano Ad block evidenzia un grosso problema quanto mai attuale: se i contenuti on line sono gratis, chi paga? Dove sta il business? E, più che altro, come si sopravvive?
Parliamoci chiaro: secondo alcuni, i servizi di Ad blocking stanno minando una delle poche certezze della stampa on line oggi. Tutto gratis, tutto veloce, tutto sempre a portata di mano. Ma chi paga? La pubblicità. O almeno dovrebbe. Potrebbe pagare tramite gli spot e i banner maledetti da tutti i navigatori. Sì, proprio quegli odiosi banner che si sovrappongono alla schermata del pc appena cominci a leggere qualcosa. Potrebbero, dicevo. Parecchi usano sistemi per bloccare questo tipo di pubblicità. E allora? Ecco che si corre ai ripari: si bloccano i contenuti per chi blocca la pubblicità. Come in una sorta di ricatto (mi si passerà il parolone): se non sei disposto a vedere lo spot, io non ti faccio usufruire di determinati servizi. Una sorta di do ut des del web 3.0.
Ma una riflessione più seria ancora, io la farei sulla qualità della pubblicità che si blocca. Siamo sicuri che gli utenti blocchino la pubblicità perché la odiano? Se blocco gli spot è perché voglio leggere direttamente la posta o le notizie, certo. Ma siamo certi che la pubblicità abbia fatto tutto – e sottolineo tutto – per attrarre l’attenzione dei potenziali clienti? La sensazione comune – spero che qualcuno possa smentire ciò che scrivo – è che i cosiddetti Ad siano più invadenti che efficaci. E se la pubblicità cambiasse l’approccio con i clienti? Saremmo tutti in corsa per bloccare gli Ad? Ecco, porrei questa domanda con una certa insistenza. Non per trovare una risposta certa a tutti i problemi; ma quantomeno per una riflessione seria e concreta sul tema.
La questione è abbastanza controversa. Non si potrà certo risolvere con un post. In gioco ci sono gli editori, i clienti, i potenziali clienti, l’advertising e le esigenze di business. Perché, gira e gira, la questione è sempre la stessa, quella che i saggi campani sintetizzano egregiamente nel motto “senza rnar nun s cantn mess” (senza soldi non si cantano messe).

Pubblicità sulla stampa, calo del 10% sui quotidiani

Schermata 2015-01-07 alle 13.18.14Ancora brutte notizie in questi primi giorni del 2015 per il mondo della stampa.
Sono stati resi noti i dati che riguardano il fatturato pubblicitario della carta stampata nel periodo gennaio/novembre 2014. E – diciamocelo subito a scanso di equivoci – non sono certo numeri incoraggianti.
Il fatturato generale registra un calo del 9,1% rispetto ai dati dello stesso periodo del 2013. Calo ancora più evidente per i quotidiani (-10%).
Nella foto, la tabella pubblicata da Primaonline.it contenente gran parte dei dati diffusi dall’Osservatorio sulla Stampa Fcp.