Non si sfruttano i sogni delle persone

Ci sono poche cose che mi fanno arrabbiare. In cima alla lista ci sta chi organizza corsi a pagamento che sembrano promettere il posto dei sogni. Sullo stesso piano quelli che, con ignoranza o con scarse qualifiche, si ergono a ruolo di qualificati docenti tuttofare, magari perché hanno studiato all’università della vita (per loro stessa ammissione). E su Facebook le due categorie abbondano, grazie anche a pagine sponsorizzate. C’è un solo modo per fermarli: diffidarne!
Non si sfruttano i sogni delle persone!

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Combattere le fake news con l’educazione ai media

Stamattina ho scritto di getto un post su Facebook per dire la mia sulla questione delle fake news.
Vi confesso la mia perplessità sull’idea di regolamentare i flussi di notizie, anche quelle false. Mi sforzo di capire tutti i problemi relativi al mondo delle fake news e di quelle storie a metà tra spionaggio e mistero che trapelano da indiscrezioni e interviste sulle pagine dei quotidiani di questi giorni. Però sono scettica quando sento parlare di ulteriori norme in un settore delicato come quello della libertà di espressione. Non ne capisco la necessità. Abbiamo tante leggi che possono essere rispettate se applicate anche alle nuove tecnologie. Perché crearne altre? E per regolamentare cosa?
Stamattina – ma anche qualche giorno fa in un incontro con alcuni giovani – ho rimarcato una cosa: le fake news sono sempre esistite. Si chiamavano bufale, notizie false, mezze verità e hanno sempre popolato – ahinoi – anche le pagine dei giornali. Allora io mi chiedo e vi chiedo (proprio perché ritengo sia opportuno fare chiarezza): perché parlare di fake news sta diventando una moda in questo periodo?
Credo che la migliore soluzione per tutti i problemi sia la conoscenza. Formazione all’uso dei nuovi media e informazione seria e di qualità possono annientare le fake news. Allora perché non lavoriamo sulla cultura? Di educazione ai media – lo so, mi ripeto troppo spesso – c’è urgente bisogno.

A proposito della pericolosità delle conferenze stampa

Foto: piemontedevreporter

Il titolo del post è liberamente tratto da una domanda incuriosita al termine di una mia breve lezione/testimonianza sul mondo dell’informazione.
A fine chiacchierata, un corsista alza la mano e comincia a chiedermi: “a proposito della pericolosità delle conferenze stampa, io volevo chiedere…”.
Adesso, sia chiaro, devo confessarlo: il messaggio della pericolosità della conferenza stampa – pur senza usare lo stesso abbinamento di termini – lo avevo lanciato io nel corso della nostra chiacchierata. Perché?
Suvvia, non mi dite che non siete mai incappati in una di quelle conferenze stampa inutili, che dopo avervi fatto perdere una mattinata di tempo, non vi danno neanche una notizia che meriti di essere definita tale!
Ma la mia idea, in occasione della breve lezione, era quella di sconsigliare potenziali comunicatori/addetti stampa di associazioni ed enti dal convocare conferenze stampa in ogni momento. Insomma, ho provato a mettermi nei loro panni e ho provato a dare consigli a proposito di scelte che non sono sempre semplicissime.
Quando il tuo “capo” – inteso come organo politico/presidenziale/di vertice dell’organismo per cui curi i contatti con il mondo dei media – ti chiede di convocare una conferenza stampa, non è detto che l’idea sia giusta: andrebbe valutato ogni singolo dettaglio. In primis, la presenza della stampa.
Allora l’assioma è semplice: se per un evento potete dare tutte le informazioni in un comunicato stampa, perché dovete necessariamente convocare una conferenza stampa? Il rischio è di trovare una platea di giornalisti disinteressati, un gruppo di persone/non giornalisti presenti in sala per “riempire” oppure – forse ancora peggio – una sala desolatamente vuota. E a questo punto, per uno che di mestiere (o anche di hobby) vuole fare il comunicatore, non è meglio scrivere una bella nota e inviarla a tutti i giornalisti, chiedendo la pubblicazione, aggiungendo tutti i recapiti necessari per un eventuale contatto/approfondimento?