Informazione e qualità: il coraggio di fare domande e cercare risposte

Giornalismo e qualità: se ne dovrebbe parlare di più. Probabilmente le nuove tecnologie costringono a rivedere parzialmente alcuni dei valori notizia tradizionali. Le nuove modalità di fruizione dei contenuti ci portano a una riflessione sulla professione; una riflessione che deve essere seria, sentita e documentata.
Io partirei da un principio cardine, vecchio quanto il mondo: il coraggio di fare domande e di cercare risposte. Non credo esista, in sintesi, una qualità migliore per chi fa informazione.

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Riflessioni sul giornalismo oggi

Credo che nel mondo del giornalismo oggi ci sia un vero e proprio circolo vizioso. Prendiamo l’informazione locale solo come esempio. I quotidiani riducono sempre più spesso i compensi per i collaboratori. I collaboratori, mortificati dall’atteggiamento degli editori, protestano, si ribellano, fanno sentire la loro voce ma hanno solo due strade: andare avanti con compensi miseri o abbandonare. Se abbandonano ci sarà sempre una folla di persone pronte a prendere il loro posto. Ci sono migliaia di aspiranti giornalisti, giovani e meno giovani disposti a tutto (anche a collaborare gratis) pur di prendere il tesserino ed essere iscritti all’Ordine. Se il collaboratore va avanti con compensi miseri spesso, con quei soldi, riuscirà neppure a coprire le spese di spostamento, parcheggio o anche di qualche telefonata di verifica.

In tutto questo pare sia di moda fare informazione solo con i comunicati stampa. Forse per la paura di bucare una notizia rispetto alla concorrenza. O forse solo perché è la strada più semplice: richiede meno tempo, meno verifiche e anche meno giornalisti. Ma l’informazione fatta solo di comunicati stampa rischia di diventare solo il megafono del potente di turno (o chi mostra di avere una maggiore disponibilità economica e non disdegna sponsorizzazioni, banner, etc). C’è il rischio, concreto, che un organo di informazione diventi un organo di comunicazione (istituzionale, politica, pubblicitaria…). E l’informazione, quella vera, dov’è?

È tempo di una riflessione seria. Da parte di tutti.

Domanda per giornalisti

Ho una domanda (provocatoria) da fare ai giornalisti: perché, quando muore qualcuno, infarcite gli articoli di post pubblici di commento alla scomparsa scritti dagli amici del malcapitato?

Pensate che l’utente medio – qualora interessato, con un gesto di profondo voyeurismo – non sappia cercarli? O li ritenete essenziali per l’informazione?

Traduco: pensate di avere lettori stupidi? O avete un concetto di giornalismo distorto?

Comunicazione e timidezza: adesso basta! ;)

Lo ammetto in partenza: la timidezza è sempre stato un grave handicap. Timida a scuola, con gli amici, in palestra, ovunque.

Poi arriva il momento in cui ti rendi conto che la timidezza – che potrebbe essere un pregio – è un difetto oggi. Perché ti fa nascondere quando non dovresti e perché, per esempio, ti fa aprire un blog senza una pagina Facebook. Che poi lo sappiamo tutti, comunicatori e non, che un sito senza una pagina social oggi non si avvia da nessuna parte.

Allora oggi ho preso il coraggio a trentamila mani e ho deciso che faccio il grande passo: apro la pagina Facebook del blog.

Eccola, fresca fresca: Comunicazione e dintorni

🙂

 

Se il lettore si interroga sul rapporto tra diritto di cronaca e rispetto delle persone…

Torno a scrivere dopo tanto tempo per una considerazione che stamattina mi è venuta spontanea. Riguarda il rapporto tra il diritto di cronaca e il rispetto delle persone. Io ne ho sempre parlato. Ne hanno sempre parlato gli addetti ai lavori. Ma, sfogliando le pagine dei social e del Corriere della Sera, stamattina ho notato che sono stati alcuni lettori a porsi domande circa il bilanciamento tra il diritto di cronaca e il rispetto delle persone. E ne sono stata felice.
Non ho letto i resoconti di cronaca a cui si fa riferimento. Ma sono contenta di leggere queste lettere.
Un lettore che pone l’interrogativo #etico e di #coscienza a un #giornalista è sempre una bella notizia, specie se le considerazioni nascono sul delicato rapporto tra diritto di cronaca e rispetto delle persone.

http://www.corriere.it/lettere-al-direttore/12-02-2018/index.shtml