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Se il giornalismo salta fuori dal recinto…

Ieri ho letto l’editoriale con cui Mario Calabresi, direttore de La Stampa, presenta il “salto fuori dal recinto” del suo giornale.
Calabresi descrive le motivazioni che hanno spinto il giornale ad aderire al progetto Amp e a sposare in pieno un interessante discorso che vede uniti Google e una trentina di giornali (in Italia c’è solo La Stampa).
Il discorso sull’Amp è spiegato benissimo in vari articoli, egregiamente raggruppati in questa pagina del sito de La Stampa.
L’editoriale di Calabresi è un vero e proprio monito a mio avviso. Lo è per chi non sa o non vuole cambiare. Per quel giornalismo stantio che si aggrappa alla carta e alla tradizione per non morire ma che accelera solo il processo di invecchiamento e di morte.
Ho letto il pezzo con grande interesse. E l’ho postato su Facebook perché mi avrebbe fatto piacere aprire una discussione sul futuro e sul presente dell’informazione. La discussione non c’è stata. Non so se per pigrizia o per una impreparazione di fondo sull’argomento.
E allora linko qui il pezzo di Calabresi. Un po’ per provocazione; un po’ per promemoria mio e un po’ perché una discussione – accesa e interessante – su un tema così affascinante non mi dispiacerebbe.
Il giornalismo della Stampa fuori dal recinto: la nostra sfida per i prossimi 150 anni.

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Foto: webmarketingaziendale.it

Google e Facebook comandano. Anche nella pubblicità

Il 2013, checché ne dicano gli scettici del web, è stato l’anno che segna il sorpasso di internet sulla stampa tradizionale per quello che riguarda gli investimenti pubblicitari.
Una notizia che potrebbe essere colta come nota positiva nel mercato editoriale oramai cronicamente in crisi. Ma non è così: il totale degli investimenti pubblicitari nel 2013 è tornato indietro di 14 anni, ai dati del 1999, l’anno prima della cosiddetta “bolla” del web.
Ma c’è ancora un altro dato importante da analizzare: Google Italia oggi fattura quanto quattro concessionarie di pubblicità messe insieme (Rcs, Manzoni, Mondadori e 24 Ore System).
I dati emergono dall’inchiesta “I nuovi padroni della pubblicità. La mappa di chi comanda e investe sui media in Italia” a cura di Paolo Pozzi e pubblicata su Tabloid, la storica rivista dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia.
Una delle prime notizie che viene fuori dalla ricerca è che Google e Facebook, senza voler ricorrere ai soliti semplicistici resoconti, sono quelli che comandano. Anche nel settore della pubblicità.
Insomma, facciamocene una ragione, in Italia i ricavi dell’internet advertising nel 2013 hanno superato di gran lunga quelli dell’advertising a mezzo stampa: 1,8 miliardi di euro contro 1,4 della stampa tradizionale.
Ecco a questo link l’interessante approfondimento. Io lo consiglierei a tutti quelli che prima o poi si troveranno a parlare di media 😉

Newsstand: paghiamo per leggere on line?

L’informazione on line a pagamento comincia a farsi strada. Nella serata di ieri, la maggior parte delle agenzie italiane e di siti on line che si occupano di informazione hanno lanciato la notizia: nasce Newsstand (a pagamento). Si tratta della nuova applicazione con cui Google apre alla consultazione di ogni tipo di notizia anche su dispositivi mobile che consente agli editori di offrire anche contenuti a pagamento.
L’app sarà per il momento per i dispositivi Android e darà la possibilità agli utenti – dicono – di accedere a una vera e propria edicola virtuale attraverso un’unica interfaccia. Sarà possibile sfogliare on line il contenuto completo di giornali tipo Financial Times, Los Angeles Times, The National Post, The New York Times, The Wall Street Journal. I giornali periodici saranno disponibili solo negli Stati Uniti, in Canada, in Gran Bretagna e in Australia.
Parliamoci chiaro: questa notizia ci fa capire – in parole povere – che comincia ufficialmente e in maniera diffusa l’era dei giornali on line a pagamento. Quanto sarà efficace una novità del genere anche in Italia resta tutto da vedere. Siamo abituati al web come luogo in cui tutto è gratis, fatta eccezione per una fetta di popolazione di abbonati digitali che stanno cominciando a preferire la lettura on line a quella cartacea. Ma come la mettiamo con i nostalgici dell’informazione tradizionale, coloro che adorano sentire il profumo della carta e le mani che si sporcano di inchiostro? La notizia di Google Newsstand apre nuovi scenari e nuove riflessioni sul ruolo che vuole recitare l’informazione di carta stampata e sul suo futuro immediato.