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Qualità e informazione, il pensiero di Silverman

“Durante gli eventi che vengono narrati in tempo reale, i mezzi di informazione di qualità sono caratterizzati da ciò che scelgono di non raccontare”

A proposito di giornalismo, qualità e responsabilità dei media, vi lascio una frase di Craig Silverman riportata dall’ultimo libro di Luca Sofri “Notizie che non lo erano“.
E’ solo una riflessione condivisa – che sicuramente tra i puristi dell’informazione d’assalto e da scoop scatenerà molte polemiche –  in attesa di altre che verranno.

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Thinkup, un servizio per evitare gaffe social

Foto: psycheatwork.com

Foto: psycheatwork.com

Diciamoci la verità: i social network ci sono sembrati almeno una volta nella vita uno sfogatoio collettivo. Tra chi non rispetta le elementari regole della comunicazione on line e chi, invece, si diletta a scrivere post aggressivi o fuori luogo, tutti prima o poi – io in primis – abbiamo pensato: “Ma questo sta diventando proprio un mondo di matti”.
Un mondo strano, tanto da spingermi a pensare sempre più spesso alla necessità di un corso di formazione per i tanti sprovveduti che si avvicinano al mondo di internet per la prima volta, forse scambiandolo per un confessionale pubblico (ossimoro già nei termini, una vera e propria contraddizione). On line si ha spesso la sensazione, acuita evidentemente dal falso clima confidenziale, che molti postino stati senza filtri, senza avere alcuna idea di quello che stanno facendo. Sui social agiamo sempre più spesso senza pensare, con un’avventatezza oramai automatica, favorita dal fatto che non ci troviamo nessuno di fronte (nessuno in carne e ossa, ovviamente).
Poi stamattina sfoglio “l’Internazionale” e rispolvero una notizia che qualche tempo fa avevo letto anche su “Wired”: esiste un servizio (a pagamento) per aiutare gli utenti a evitare le gaffe digitali. Si chiama Thinkup ed analizza il comportamento delle persone su Twitter e su Facebook cercando di far diventare l’utente più professionale, riflessivo e maggiormente adeguato al contesto. E dovrebbe essere una vera e propria manna dal cielo per quanti sono abituati a postare on line senza alcun tipo di freno inibitorio.
Farhad Manjoo del “The New York Times” ha usato il servizio per sei mesi e lo definisce “una guida indispensabile per capire il modo in cui usiamo i social network”.
“Una specie di promemoria costante del fatto che gli altri ci guardano e ci giudicano” – scrive il giornalista nell’articolo pubblicato da “L’Internazionale”.
Il servizio Thinkup – ideato dall’imprenditore e blogger Anil Dash e da Gina Trapani – nasce proprio perché Dash, trovatosi davanti all lista di parole usate nei suoi tweet, ha pensato di essere stato troppo aggressivo in passato e allora ha ideato un sistema che dovrebbe consentirci di diventare più riflessivi ed empatici sui social network.
Thinkup – scrive il giornalista su “The New York Times” – nonostante tutto non sta avendo un gran successo. Una delle difficoltà principali, manco a dirlo, è far capire agli utenti che questo servizio è importante per la propria immagine/reputazione on line.

Pubblicità sulla stampa, calo del 10% sui quotidiani

Schermata 2015-01-07 alle 13.18.14Ancora brutte notizie in questi primi giorni del 2015 per il mondo della stampa.
Sono stati resi noti i dati che riguardano il fatturato pubblicitario della carta stampata nel periodo gennaio/novembre 2014. E – diciamocelo subito a scanso di equivoci – non sono certo numeri incoraggianti.
Il fatturato generale registra un calo del 9,1% rispetto ai dati dello stesso periodo del 2013. Calo ancora più evidente per i quotidiani (-10%).
Nella foto, la tabella pubblicata da Primaonline.it contenente gran parte dei dati diffusi dall’Osservatorio sulla Stampa Fcp.

selfie o non selfie, Aspirational: un video che fa riflettere

Ho visto un video stamattina. Un video che secondo me è illuminante e geniale per come racconta certe tendenze dei nostri tempi. L’ho trovato sulla pagina Facebook di Wired e non ho potuto fare a meno di guardarlo per due volte di fila.
Se impostiamo il discorso sul piano sociologico, il video racconta quello che in soldoni ci diciamo spesso: per molti oggi ciò che non fotografi è come se non fosse accaduto. Photo or didn’t happen, recita lo slogan del cortometraggio, che analizza la reazione dei vip alla richiesta di foto/selfie da parte dei fan.
Il video si chiama Aspirational, è stato realizzato da Vs Magazine e vede come protagonista Kirsten Dunst. L’attrice viene fermata per strada da due fan che sono solo interessate a farsi un selfie con la star. Quando la vip della situazione chiede alle due fan se sono interessate a chiederle curiosità o altro riceve una risposta disarmante: “Mi puoi taggare?”.
Spunto di riflessione: oggi siamo tutti molto social; non esserlo sarebbe come essere tagliati fuori dal mondo. Ma non si starà troppo esagerando?
Ecco il link al video:
http://fashiontube.com//videos/pwxp5e/aspirational–kirsten-dunst-by-matthew-frost-for-vs-magazine/

Foto: mistermedia.it

Comunicazione, politica e talk show

«La comunicazione non può sostituire la politica». Io lo sostengo da tempo. Ma dopo che Stefano Rodotà lo ha pubblicamente dichiarato in trasmissione da Floris posso scriverlo qui anche a caratteri cubitali. E – consentitemi un pizzico di vanità – posso anche vantarmi di averlo sempre sostenuto.
Ci sono momenti televisivi che ti riconciliano con la politica, con il diritto e con la democrazia. Ospitate – non nel senso negativo del termine – che ti danno fiducia perché ti mostrano che c’è ancora qualcuno che la pensa come te e che forse il tuo dissenso quotidiano verso la politica in generale e verso alcuni modi di comunicare non è solo il frutto di una demenza senile molto anticipata.
Devo dire che l’intervista di ieri sera a Rodotà mi ha in un certo qual senso riconciliata con la televisione e con i talk show. Dopo un inizio di stagione abbastanza sonnolento (ammetto di aver profondamente dormito nel corso delle prime trasmissioni, facendo zapping da “Ballarò” a “Di Martedì”), il finale di trasmissione di Floris mi ha ridato speranza: anche nei talk show serali c’è spazio e tempo per approfondire tematiche principali e per sentire parlare qualcuno che ha a cuore i diritti e non solo i voti dei telespettatori.
Tanti i temi dell’intervista che andrebbero ripresi, trattati approfonditamente, sviscerati per gli addetti ai lavori. Uno su tutti: l’esordio sui social media e i vecchi media tradizionali e il commento della scelta di Renzi di riappropiarsi degli spazi tv che qualcuno crede oramai morti…
Vi confesso che una strana sensazione, però, si è impossessata di me quando Maria De Filippi è stata presentata come un’esperta di comunicazione ed è stata intervistata a proposito delle strategie di comunicazione di Matteo Renzi. Ma come? Esperti esperti in senso tradizionale non ce ne sono? Con tutto il rispetto per la De Filippi, sia chiaro, ma non c’è qualcuno che possa parlare della comunicazione di Renzi senza necessariamente condurre programmi tipo “Uomini e donne”? L’ho pensato, ve lo confesso; e lo scrivo anche, proprio perché certe sensazioni vanno condivise (almeno con quei tre lettori che solitamente mi seguono). Ma forse la mia considerazione è “antica” e legata alla vecchia concezione dell’”intellighenzia” di cui si parla anche nel corso dello spezzone di trasmissione che linko di seguito e che invito tutti a vedere.
Mi sono svegliata con un pizzico di speranza in più stamattina. Per i contenuti trattati ieri sera, per la signorilità, l’eleganza e la preparazione di Rodotà. Ma anche perché l’intervista si è conclusa nella maniera tradizionale, con una stretta di mano e un “buonasera”. Niente selfie, niente carmelitasmack. Scusatemi, ma io – anche se non tanto anziana – continuo a credere che la politica e la comunicazione siano una cosa seria.

Qui trovate la prima parte dell’intervista e qui la seconda.
Buona visione!