Casalino, Mentana, le scuse e il video “scomparso”

Avrei voluto segnalare con qualche giorno di ritardo il triste video di Rocco Casalino – capo della comunicazione del M5S – che passa una notizia in anteprima a Mentana nel corso di una delle tante maratone politiche.

Avevo da parte il link con il video pubblicato nelle ore successive da Repubblica. Lo avevo condiviso di Facebook e aspettavo di commentare con calma, approfondendo l’argomento.

Mentre mi accingevo a postare il link di Repubblica, accompagnato da qualche mia personalissima considerazione, ho scoperto che sul sito del giornale il video non è più disponibile.
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E allora ho deciso di approfondire. Ho scoperto che quelle immagini restano ancora su Youtube e vi chiedo di guardarle.

Poi ho scoperto da Fanpage.it  che Casalino si è scusato con Mentana, che il video doveva restare privato ed era solo goliardico.

A questo punto, premettendo che non ho assolutamente intenzione di salire in cattedra e spiegare cose del mestiere a chi ne sa più di me, qualche considerazione vorrei farla.

Innanzitutto, non è poco serio inviare la notizia prima a Mentana e poi alle agenzie?

Ok, è in corso una maratona; ma le agenzie non lavorano 24 ore su 24?

Perché realizzare un video, anche se goliardico?

Soprattutto, consentitemelo, qualcosa non funziona: se quel video doveva restare privato e goliardico, perché è finito sui giornali? Chi lo ha regalato all’esterno? E perché?

Come mai sul sito di Repubblica è sparito il collegamento al video?

Il tono da marachella adolescenziale resta; resta anche, a mio avviso, una pessima figura. E un clima che, prescindendo da considerazioni politiche che non mi appartengono, non mi piace.

 

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Social media in classe: possibile?

E se i social media sbarcassero a scuola? Qualcuno – lo so – starà storcendo già il naso. I social media oramai sono “pervasivi”, hanno cambiato il nostro modo di essere e di comportarci; sono una rivoluzione mediale epocale. E allora, perché non introdurli come materia a scuola? Devono averci pensato negli Stati Uniti: il Senato del New Jersey sta per approvare una legge secondo la quale nelle scuole pubbliche dovranno essere fornite indicazioni per un “uso responsabile” dei social media.
L’idea potrebbe essere utile anche nel nostro Paese, dove spesso la conoscenza tecnica dell’uso dei mezzi di comunicazione non è associata a una conoscenza delle regole – morali e non – che ne sono alla base.
Insomma, i corsi di formazione all’uso responsabile dei social media sarebbero un modo per formare i giovani e meno giovani alla conoscenza del mezzo e alle conseguenze – positive o negative – che derivano da un uso corretto o scorretto.
Il programma che quasi sicuramente sbarcherà l’anno prossimo nelle scuole del New Jersey – come riporta oggi l’Ansa – prevede che agli studenti (fascia d’età 11/14) vengano illustrate le principali piattaforme di social media, come usarle in modo sicuro, le conseguenze di un uso scorretto ma anche le innumerevoli opportunità che possono servire.
I casi sempre più frequenti di cyberbullismo e l’uso spesso forse troppo disinvolto dei social media da parte dei più giovani sono solo alcuni dei motivi che indurrebbero a propendere per una vera e propria educazione all’uso di queste nuove forme di comunicazione.
La vita pratica mi ha spesso messo in contatto direttamente con persone che usano con disinvoltura ogni tipo di social media, avendo spesso una buona pratica, buone competenze tecnologiche, ma poco polso della situazione. Pochi, cioè, si pongono il problema di quanto postano online, di come determinate cose possano influenzare la propria reputazione – reale e virtuale – o semplicemente in pochi connettono ciò che si posta a svariate conseguenze che ne possono derivare.
Varie campagne mediali sono state ideate nel corso degli anni per invitare i giovani a “connettere la testa” quando si ha a che fare con i social media. La memoria va direttamente a una campagna di comunicazione ideata dal Garante della Privacy, con tutorial, video, e svariate brochure. Ma quanto potrebbe essere importante introdurre una disciplina – poche ore nel monte complessivo – che formi i giovani all’uso di questi nuovi strumenti di comunicazione? Io dico parecchio. E, dopo qualche piccola esperienza personale, posso dire che piacerebbe molto agli alunni, ai docenti e ai genitori – che spesso ignorano tutto quanto si cela dietro il nome “social media”.