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Giornalisti precari e sfruttati? Per Renzi è pura fantasia

Non voglio neanche troppo entrare (per ora) nel merito della questione della conferenza stampa di fine anno del premier Renzi. Non entro nella questione tecnica giustissima posta dal presidente dell’Odg Enzo Iacopino relativa alla questione dei giornalisti sfruttati, sottopagati e malpagati.
Su due piedi, come primo impatto, devo dire che considero la risposta di Renzi (quella che sentirete cliccando sul link di Youtube) un atto di estrema maleducazione e arroganza.
È come se avesse detto, in preda a un delirio di onnipotenza: a me non interessa quello che dici sul precariato perché tanto, fosse per me, io vi farei fuori.
Forse è il caso che chi vive nell’ovattato mondo della politica scenda una volta almeno tra i comuni mortali e cominci a capire, non solo a parole, quali e quante sono le difficoltà quotidiane.
Ma poi, con questi chiari di luna, #buonAnno a chi?

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Foto: vip.it

Giornalisti, tessera e tesserino. Con il “patentino” si guida!

“Ciao, lo sai? A breve prendo il patentino. Così sarò anche io giornalista”.
Io il “patentino” – come lo chiama lui – a questo simpatico giovane lo avrei tolto prima della consegna.
Facciamo chiarezza una volta per tutte: la tessera di giornalista si chiama tessera, appunto. Al massimo tesserino. Non chiamatela “patente” né “patentino”: vi fa perdere punti. Fosse per me, vi farebbe perdere anche il diritto di iscrizione. Sì, è solo una questione linguistica e – come tale – alla fine si tratta di una convenzione con cui definiamo un oggetto con un determinato nome. Ma per essere giornalisti è importante essere attenti e accurati anche nel linguaggio. E, vi prego, cominciamo a chiamare le cose che abbiamo con il loro nome corretto. Come potremmo scrivere bene di ciò che conosciamo meno, sennò?

Foto: webmarketingaziendale.it

Google e Facebook comandano. Anche nella pubblicità

Il 2013, checché ne dicano gli scettici del web, è stato l’anno che segna il sorpasso di internet sulla stampa tradizionale per quello che riguarda gli investimenti pubblicitari.
Una notizia che potrebbe essere colta come nota positiva nel mercato editoriale oramai cronicamente in crisi. Ma non è così: il totale degli investimenti pubblicitari nel 2013 è tornato indietro di 14 anni, ai dati del 1999, l’anno prima della cosiddetta “bolla” del web.
Ma c’è ancora un altro dato importante da analizzare: Google Italia oggi fattura quanto quattro concessionarie di pubblicità messe insieme (Rcs, Manzoni, Mondadori e 24 Ore System).
I dati emergono dall’inchiesta “I nuovi padroni della pubblicità. La mappa di chi comanda e investe sui media in Italia” a cura di Paolo Pozzi e pubblicata su Tabloid, la storica rivista dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia.
Una delle prime notizie che viene fuori dalla ricerca è che Google e Facebook, senza voler ricorrere ai soliti semplicistici resoconti, sono quelli che comandano. Anche nel settore della pubblicità.
Insomma, facciamocene una ragione, in Italia i ricavi dell’internet advertising nel 2013 hanno superato di gran lunga quelli dell’advertising a mezzo stampa: 1,8 miliardi di euro contro 1,4 della stampa tradizionale.
Ecco a questo link l’interessante approfondimento. Io lo consiglierei a tutti quelli che prima o poi si troveranno a parlare di media 😉