Al gruppo l’Espresso arriva il paywall: pagate per leggere

L’Espresso attiverà un servizio paywall sul proprio sito internet a breve. In pratica, il settimanale sarà in Italia uno dei primi a testare la disponibilità dei lettori a pagare per leggere on line. La notizia, lanciata dall’Agi, ha solleticato le mie riflessioni sull’argomento, oramai pronte ad essere pubblicate su questo spazio on line.
Il settimanale – stando alle notizie trapelate – avrebbe già pronto il sistema che dovrebbe prendere il via nei primi giorni del mese di maggio. Quello de L’Espresso sarebbe solamente una prova: a seguire, poi, visti e analizzati i risultati dei paywall per il settimanale, lo stesso metodo potrebbe essere utilizzato anche per la Repubblica e per tutti i giornali locali del gruppo L’Espresso.
«Offrire contenuti a pagamento è oramai la strada che tutti gli editori concordano nel voler seguire – dicono dal gruppo l’Espresso all’Agi, nelle dichiarazioni riportate anche dal sito di Franco Abruzzo – Non si può pensare che tutta l’informazione sia gratis. Già da tempo ci prepariamo al grande passo, se finora non l’abbiamo compiuto è perché bisogna farlo bene. Il popolo della Rete ha delle sue caratteristiche molto particolari e bisogna tenerne conto».
Ma siamo davvero convinti che il pagamento dell’informazione on line sia il toccasana per un settore dell’editoria quanto mai in crisi? Forse un toccasana proprio no. Ma è giusto far pagare per l’informazione on line? Il dibattito ha da sempre – esattamente da quando esiste internet – solleticato discussioni infinite da parte degli addetti ai lavori. Siamo abituati male, questo dobbiamo dirlo: nella convinzione comune, tutto ciò che è disponibile on line deve essere gratuito, eccezion fatta per i costi di connessione.
Leggendo la notizia del paywall sul sito de l’Espresso, mi è tornata subito in mente anche una notizia di qualche giorno fa: il New York Times lancia un’offerta per abbonamento digitale che costa quasi il 50% in meno dell’offerta più bassa possibile. Perché? Semplice: per attrarre più abbonati. Il pacchetto, definito con ovvia logica pubblicitaria “Nyt Now” sarà disponibile dal prossimo due aprile. Il nuovo pacchetto garantisce accesso illimitato alle news con una nuova App studiata anche per iPhone. La nuova offerta, in pratica, «taglia l’enorme quantità di contenuti disponibili su web e social media per fornire le storie essenziali del momento» – ha detto Jill Abramson a TMNews. Al prodotto lavoreranno undici giornalisti che selezioneranno per il lettore articoli, video e infografiche che appariranno come un flusso continuo per consentire una lettura veloce.
E a questo punto la domanda popolare ci sta: vuoi vedere che la decisione del New York Times è indice del fatto che in America siano ancora poche le persone che pagano per leggere le notizie?

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Newsstand: paghiamo per leggere on line?

L’informazione on line a pagamento comincia a farsi strada. Nella serata di ieri, la maggior parte delle agenzie italiane e di siti on line che si occupano di informazione hanno lanciato la notizia: nasce Newsstand (a pagamento). Si tratta della nuova applicazione con cui Google apre alla consultazione di ogni tipo di notizia anche su dispositivi mobile che consente agli editori di offrire anche contenuti a pagamento.
L’app sarà per il momento per i dispositivi Android e darà la possibilità agli utenti – dicono – di accedere a una vera e propria edicola virtuale attraverso un’unica interfaccia. Sarà possibile sfogliare on line il contenuto completo di giornali tipo Financial Times, Los Angeles Times, The National Post, The New York Times, The Wall Street Journal. I giornali periodici saranno disponibili solo negli Stati Uniti, in Canada, in Gran Bretagna e in Australia.
Parliamoci chiaro: questa notizia ci fa capire – in parole povere – che comincia ufficialmente e in maniera diffusa l’era dei giornali on line a pagamento. Quanto sarà efficace una novità del genere anche in Italia resta tutto da vedere. Siamo abituati al web come luogo in cui tutto è gratis, fatta eccezione per una fetta di popolazione di abbonati digitali che stanno cominciando a preferire la lettura on line a quella cartacea. Ma come la mettiamo con i nostalgici dell’informazione tradizionale, coloro che adorano sentire il profumo della carta e le mani che si sporcano di inchiostro? La notizia di Google Newsstand apre nuovi scenari e nuove riflessioni sul ruolo che vuole recitare l’informazione di carta stampata e sul suo futuro immediato.