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La #Brexit e i giornali in edicola oggi

Senza entrare nel merito delle questioni relative alla ‪#‎Brexit‬, mi piacerebbe fare una considerazione sui quotidiani in edicola oggi in Italia. Nessuna accusa, sia chiaro: nessuno avrebbe potuto “azzeccare” il risultato del referendum prima di mandare il giornale in stampa. Le prime notizie sono venute fuori in mattinata e i sondaggi – diciamolo chiaro – stavolta hanno chiaramente depistato tutti.
Ma la riflessione voglio farla da lettore: perché io stamattina avrei dovuto acquistare in edicola un quotidiano senza la notizia del giorno, quando su internet e in tv è in atto un vero e proprio bombardamento mediatico – con tanto di commenti, reazioni, analisi in tempo reale – sul tema della Brexit?
Io sono per i quotidiani, per il profumo della carta stampata e per il fascino del giornale da sfogliare comodamente seduti in poltrona.
In questi casi, però, mi rendo conto di quanto il mondo della stampa tradizionale sia spesso pericolosamente vecchio rispetto al nuovo che avanza.

Foto: giornalettismo.com

Se l’inviato rovista tra i bagagli delle vittime

Un cronista che scava tra carte e documenti per fornire la verità ai suoi lettori è da sempre l’immagine del giornalismo come cane da guardia. Un giornalista che fruga nei bagagli, fra i rottami dell’aereo abbattuto in Ucraina, è una gran brutta figura per il mondo dell’informazione.
È quanto successo a Sky News, emittente britannica di proprietà di Murdoch, costretta a scusarsi con l’opinione pubblica dopo aver mandato in onda il video di un inviato che fruga tra gli oggetti personali delle vittime del disastro aereo.
Il filmato è andato in onda domenica e il giornalista, Colin Brazier – che nelle riprese ammette candidamente «Penso che veramente non dovremmo fare tutto questo» -, è stato oggetto di grandi critiche.
«Questo è un momento terribile per il giornalismo» – avrebbe affermato un collega di Brazier, dai microfoni della radio Bbc.
È vero: è davvero un brutto momento per il mondo dell’informazione. Anche in questo caso.
Ci sono le interferenze sulla scena del crimine, certo; c’è la poca sensibilità morale ed etica di un giornalista e/o della testata per cui lavora. Ma – non lo dico per demagogia – c’è poca sensibilità prima di tutto da parte dell’uomo. Prima ancora che giornalisti si è uomini. Ed è assurdo che un uomo finisca a rovistare tra i bagagli di vittime di una tragedia, violando la privacy di persone morte e delle loro famiglie in diretta tv, pur di cercare qualcosa che faccia notizia. E sarebbe ancora più assurdo se  un’operazione del genere fosse stata commissionata da una testata giornalistica (un gruppo di persone, non una sola), che poi comunque è corsa a scusarsi, assieme al giornalista, con il mondo intero per ogni offesa causata.
Questo modo di fare informazione appartiene al giornalismo cinico e spietato di qualche vecchia forma di letteratura. L’informazione – in un momento delicato come quello che stiamo attraversando – deve ritrovare credibilità, riconquistare i lettori, riaffermarsi in quanto cane da guardia della società e come lotta seria agli abusi di potere; siamo sicuri che questa sia la strada giusta da intraprendere?
Qui è possibile leggere la notizia riportata dal Fatto Quotidiano e vedere l’agghiacciante filmato andato in onda su Sky News.

e-government: siamo nella top 25

Mi sveglio e leggo con piacere una notizia Ansa: l’Italia è nella top 25 dei Paesi con il più alto sviluppo per l’e-government.
Per tutto il post farò finta di non sapere quante e quali difficoltà il cittadino comune incontra nell’interfacciarsi con la pubblica amministrazione. Per il momento fingerò di non ricordare quanto sia difficile, spesso, dialogare con chi ci governa anche in maniera tradizionale. No, questa volta non voglio che ci piangiamo addosso: vorrei semplicemente dare la notizia.
Il nostro Paese è uno dei migliori – rientra nei primi venticinque – tra quelli che offrono servizi per la partecipazione on line, aumentando l’uso di strumenti multimediali e dei social media. I dati interessanti, a mio avviso, sono proprio quelli relativi ai social media, con l’utilizzo che è aumentato del 50% in soli due anni (dal 2012 al 2014). Il balzo in classifica dell’Italia è importante: 9 posizioni scalate in un anno. Adesso siamo al ventitreesimo posto. Il sondaggio – va detto per dovere di cronaca – riassume i dati relativi a tutti gli Stati membri dell’ONU.