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selfie o non selfie, Aspirational: un video che fa riflettere

Ho visto un video stamattina. Un video che secondo me è illuminante e geniale per come racconta certe tendenze dei nostri tempi. L’ho trovato sulla pagina Facebook di Wired e non ho potuto fare a meno di guardarlo per due volte di fila.
Se impostiamo il discorso sul piano sociologico, il video racconta quello che in soldoni ci diciamo spesso: per molti oggi ciò che non fotografi è come se non fosse accaduto. Photo or didn’t happen, recita lo slogan del cortometraggio, che analizza la reazione dei vip alla richiesta di foto/selfie da parte dei fan.
Il video si chiama Aspirational, è stato realizzato da Vs Magazine e vede come protagonista Kirsten Dunst. L’attrice viene fermata per strada da due fan che sono solo interessate a farsi un selfie con la star. Quando la vip della situazione chiede alle due fan se sono interessate a chiederle curiosità o altro riceve una risposta disarmante: “Mi puoi taggare?”.
Spunto di riflessione: oggi siamo tutti molto social; non esserlo sarebbe come essere tagliati fuori dal mondo. Ma non si starà troppo esagerando?
Ecco il link al video:
http://fashiontube.com//videos/pwxp5e/aspirational–kirsten-dunst-by-matthew-frost-for-vs-magazine/

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Foto: mistermedia.it

Comunicazione, politica e talk show

«La comunicazione non può sostituire la politica». Io lo sostengo da tempo. Ma dopo che Stefano Rodotà lo ha pubblicamente dichiarato in trasmissione da Floris posso scriverlo qui anche a caratteri cubitali. E – consentitemi un pizzico di vanità – posso anche vantarmi di averlo sempre sostenuto.
Ci sono momenti televisivi che ti riconciliano con la politica, con il diritto e con la democrazia. Ospitate – non nel senso negativo del termine – che ti danno fiducia perché ti mostrano che c’è ancora qualcuno che la pensa come te e che forse il tuo dissenso quotidiano verso la politica in generale e verso alcuni modi di comunicare non è solo il frutto di una demenza senile molto anticipata.
Devo dire che l’intervista di ieri sera a Rodotà mi ha in un certo qual senso riconciliata con la televisione e con i talk show. Dopo un inizio di stagione abbastanza sonnolento (ammetto di aver profondamente dormito nel corso delle prime trasmissioni, facendo zapping da “Ballarò” a “Di Martedì”), il finale di trasmissione di Floris mi ha ridato speranza: anche nei talk show serali c’è spazio e tempo per approfondire tematiche principali e per sentire parlare qualcuno che ha a cuore i diritti e non solo i voti dei telespettatori.
Tanti i temi dell’intervista che andrebbero ripresi, trattati approfonditamente, sviscerati per gli addetti ai lavori. Uno su tutti: l’esordio sui social media e i vecchi media tradizionali e il commento della scelta di Renzi di riappropiarsi degli spazi tv che qualcuno crede oramai morti…
Vi confesso che una strana sensazione, però, si è impossessata di me quando Maria De Filippi è stata presentata come un’esperta di comunicazione ed è stata intervistata a proposito delle strategie di comunicazione di Matteo Renzi. Ma come? Esperti esperti in senso tradizionale non ce ne sono? Con tutto il rispetto per la De Filippi, sia chiaro, ma non c’è qualcuno che possa parlare della comunicazione di Renzi senza necessariamente condurre programmi tipo “Uomini e donne”? L’ho pensato, ve lo confesso; e lo scrivo anche, proprio perché certe sensazioni vanno condivise (almeno con quei tre lettori che solitamente mi seguono). Ma forse la mia considerazione è “antica” e legata alla vecchia concezione dell’”intellighenzia” di cui si parla anche nel corso dello spezzone di trasmissione che linko di seguito e che invito tutti a vedere.
Mi sono svegliata con un pizzico di speranza in più stamattina. Per i contenuti trattati ieri sera, per la signorilità, l’eleganza e la preparazione di Rodotà. Ma anche perché l’intervista si è conclusa nella maniera tradizionale, con una stretta di mano e un “buonasera”. Niente selfie, niente carmelitasmack. Scusatemi, ma io – anche se non tanto anziana – continuo a credere che la politica e la comunicazione siano una cosa seria.

Qui trovate la prima parte dell’intervista e qui la seconda.
Buona visione!

 

Selfie, sostantivo maschile o femminile?

Chi mi conosce sa che i dubbi per me sono all’ordine del giorno. Dubbi come sinonimo di chi si interroga e si informa sulla lingua italiana ma anche su tanti perché.
Per esempio, da tempo mi pongo una domanda che ronza con insistenza nel cervello: si dice il selfie o la selfie?
L’istinto mi porta a identificare “selfie” come maschile e dunque non ho e non ho avuto difficoltà nell’anteporre alla parola l’articolo “il”. Ma è corretto? E perché alcuni, invece, trattano “selfie” come una parola al femminile? Secondo me dipende da una semplice associazione mentale: selfie=autoscatto? O selfie=fotografia?
Con la speranza di trovare una risposta ai miei perché mi sono imbattuta in una serie di informazioni fornite dall’Accademia della Crusca. E ho scoperto che – riscrivo le parole usate dall’Accademia della Crusca – la parola selfie «si trova attualmente in una fase di incertezza riguardo al genere grammaticale, con una prevalenza della scelta del genere maschile: 3.900 risultati per “il selfie”, 1.400 per “la selfie”; 4.500 risultati per “un selfie”, 2.020 per “una selfie”. L’oscillazione della preferenza tra l’articolo maschile o femminile dipende dal prevalere alternato dell’idea del corrispondente italiano “autoscatto” o “fotografia”. Notiamo tuttavia che la prevalenza del determinativo maschile può essere additata all’attrazione esercitata dagli altri composti di self- presenti in italiano (self-control, self-service, serf-help, serf-government), mentre quella dell’indeterminativo femminile dal magnetismo giocato da espressioni quali “spararsi una dose”, “spararsi una posa” e simili sul contesto ricorrente “spararsi un selfie”».
Ho imparato così, sempre grazie all’Accademia della Crusca, che il termine è entrato a far parte dell’uso comune della nostra lingua come un prestito non adattato dall’inglese, parola composta dal “self” e dal suffisso “-ie”.
La parola in Inghilterra compare on line nei primi anni del 2000, mentre nel 2005 viene registrata dagli utenti di Urban Dictionary, vocabolario presente in rete e compilato dagli stessi utenti. Nel 2013, invece, sempre in Inghilterra, il riconoscimento di “parola dell’anno” da parte degli Oxford Dictionaries.
La prima apparizione della parola in Italia, su un giornale on line pare risalga – stando sempre a quanto sostenuto dall’Accademia della Crusca – a un articolo di Vanity Fair del dicembre 2012.
E allora, siamo pronti per un selfie? 🙂