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Pubblicità sulla stampa, calo del 10% sui quotidiani

Schermata 2015-01-07 alle 13.18.14Ancora brutte notizie in questi primi giorni del 2015 per il mondo della stampa.
Sono stati resi noti i dati che riguardano il fatturato pubblicitario della carta stampata nel periodo gennaio/novembre 2014. E – diciamocelo subito a scanso di equivoci – non sono certo numeri incoraggianti.
Il fatturato generale registra un calo del 9,1% rispetto ai dati dello stesso periodo del 2013. Calo ancora più evidente per i quotidiani (-10%).
Nella foto, la tabella pubblicata da Primaonline.it contenente gran parte dei dati diffusi dall’Osservatorio sulla Stampa Fcp.

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Foto: webmarketingaziendale.it

Google e Facebook comandano. Anche nella pubblicità

Il 2013, checché ne dicano gli scettici del web, è stato l’anno che segna il sorpasso di internet sulla stampa tradizionale per quello che riguarda gli investimenti pubblicitari.
Una notizia che potrebbe essere colta come nota positiva nel mercato editoriale oramai cronicamente in crisi. Ma non è così: il totale degli investimenti pubblicitari nel 2013 è tornato indietro di 14 anni, ai dati del 1999, l’anno prima della cosiddetta “bolla” del web.
Ma c’è ancora un altro dato importante da analizzare: Google Italia oggi fattura quanto quattro concessionarie di pubblicità messe insieme (Rcs, Manzoni, Mondadori e 24 Ore System).
I dati emergono dall’inchiesta “I nuovi padroni della pubblicità. La mappa di chi comanda e investe sui media in Italia” a cura di Paolo Pozzi e pubblicata su Tabloid, la storica rivista dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia.
Una delle prime notizie che viene fuori dalla ricerca è che Google e Facebook, senza voler ricorrere ai soliti semplicistici resoconti, sono quelli che comandano. Anche nel settore della pubblicità.
Insomma, facciamocene una ragione, in Italia i ricavi dell’internet advertising nel 2013 hanno superato di gran lunga quelli dell’advertising a mezzo stampa: 1,8 miliardi di euro contro 1,4 della stampa tradizionale.
Ecco a questo link l’interessante approfondimento. Io lo consiglierei a tutti quelli che prima o poi si troveranno a parlare di media 😉

Foto: iltaccoditalia.info

Libertà di stampa in Italia, l’allarme dell’ONU

Che non fosse un periodo buono per il giornalismo in Italia lo abbiamo capito da tempo. C’è di mezzo la crisi generale, quella economica, quella del mondo dell’informazione…. e chi più ne ha più ne metta!
A volte, ve lo confesso, mi interrogo da sola sullo stato dei lavori per la riforma della legge sulla diffamazione oppure quelli sulla determinazione dell’equo compenso. A volte ho come la sensazione di aver perso il filo del discorso. Poi esamino la situazione, mi fermo a leggere quei pochi siti, blog e post che aggiornano sulla questione, e mi rendo conto semplicemente che, spesso, dopo vari polveroni mediatici è sempre tutto fermo al palo.
Stamattina, grazie a un post su Facebook del presidente dell’Ordine Nazionale dei giornalisti, sono arrivata al blog di Marina Castellaneta e alla notizia dell’allarme dell’Onu sulla questione della libertà di stampa in Italia. Ho sentito immediatamente di dover condividere la notizia sui social network, con i miei amici e colleghi, per informarli.
Ma ora mi è venuta la voglia di fare una riflessione assieme ai tre/quattro lettori assidui di questo blog.
Nel nostro Paese – è convinta l’Onu – diventa necessario mettere mano all’intero settore della libertà di stampa per adeguarsi a tutti gli effetti a standard internazionali, che tuttora non sono rispettati.
Il relatore speciale sulla promozione del diritto alla libertà di opinione Frank La Rue è stato in Italia nel 2013 e ha presentato un rapporto – che verrà discusso il prossimo mese di giugno a Ginevra – in cui, tra le altre cose, evidenzia alcuni punti critici del mondo dell’informazione nostrano.
Il primo nodo è quello relativo alla depenalizzazione della diffamazione: anche il nuovo disegno di legge – che di fatto abolirebbe il carcere per i giornalisti – non sarebbe in linea con gli standard internazionali prima di tutto per via delle sanzioni pecuniarie particolarmente elevate e per via dell’obbligo di rettifica automatico che potrebbe entrare in contrasto con la libertà di stampa. In sintesi, anche con il nuovo disegno di legge, e pur in assenza della pena carceraria, le elevate sanzioni pecuniarie potrebbero costituire comunque una minaccia per chi intende fare informazione liberamente.
Sull’equo compenso, altri rilievi: il relatore sottolinea le gravi condizioni di sfruttamento e il proliferare di contratti e contrattini che sicuramente non consentono al giornalista buone condizioni di lavoro.
Insomma, la situazione della libertà di stampa in Italia – anche a detta dell’Onu – non è delle migliori. Noi che facciamo (o proviamo a fare questo mestiere lo sappiamo, no?). E perché, nonostante andiamo ripetendo sempre le stesse cose da tempo, gli amici, i politici e chi ci governa non lo capisce?
Tempo fa, parlando con una cara amica, e muovendo gran parte dei rilievi contenuti in questo post, mi sono sentita rispondere: “Eh, ma con la situazione che c’è adesso, chi vuoi che pensi a queste cose?”. Sono rimasta senza parole. Ma ora mi chiedo: se chi ci governa, la politica e gli editori non cominciano a pensare seriamente anche a queste cose, come si fa?