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Se il giornalismo salta fuori dal recinto…

Ieri ho letto l’editoriale con cui Mario Calabresi, direttore de La Stampa, presenta il “salto fuori dal recinto” del suo giornale.
Calabresi descrive le motivazioni che hanno spinto il giornale ad aderire al progetto Amp e a sposare in pieno un interessante discorso che vede uniti Google e una trentina di giornali (in Italia c’è solo La Stampa).
Il discorso sull’Amp è spiegato benissimo in vari articoli, egregiamente raggruppati in questa pagina del sito de La Stampa.
L’editoriale di Calabresi è un vero e proprio monito a mio avviso. Lo è per chi non sa o non vuole cambiare. Per quel giornalismo stantio che si aggrappa alla carta e alla tradizione per non morire ma che accelera solo il processo di invecchiamento e di morte.
Ho letto il pezzo con grande interesse. E l’ho postato su Facebook perché mi avrebbe fatto piacere aprire una discussione sul futuro e sul presente dell’informazione. La discussione non c’è stata. Non so se per pigrizia o per una impreparazione di fondo sull’argomento.
E allora linko qui il pezzo di Calabresi. Un po’ per provocazione; un po’ per promemoria mio e un po’ perché una discussione – accesa e interessante – su un tema così affascinante non mi dispiacerebbe.
Il giornalismo della Stampa fuori dal recinto: la nostra sfida per i prossimi 150 anni.

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Agcom: al via l’Osservatorio sul giornalismo

Osservatorio sul giornalismo. Quando ho letto quasi non ci ho visto più. Prima ancora di capire cosa fosse, mi sono tornate in mente, come in un flashback, tutte le mie idee/progetti/sogni di quando – appena laureata – speravo di portare avanti un percorso universitario per la costituzione di un osservatorio sulla qualità dell’informazione. E sì, io in certi sogni ci ho sempre creduto! Vabbè, ma questa è un’altra storia. Torniamo a noi, alla notizia.
L’Osservatorio sul giornalismo di cui oggi si parla su buona parte dei giornali specializzati è un’idea dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni: servirà ad analizzare le prospettive della professione giornalistica e il futuro del sistema dei media e – dicono – per sapere queste cose sarà fondamentale sentire il parere di chi produce quotidianamente l’informazione. E per questo motivo da oggi – e fino al prossimo 30 novembre – è disponibile sul sito dell’Agcom un questionario con il quale tutti i professionisti dell’informazione – badate bene: professionisti, pubblicisti, praticanti e non – possono dare un contributo all’Osservatorio.
In realtà, l’Osservatorio – specificano dall’Agcom – è parte integrante dell’indagine conoscitiva sul tema “Informazione e internet in Italia. Modelli di business, consumi, professioni”, con cui l’Autorità sta analizzando l’impatto del processo di digitalizzazione sul sistema dell’informazione, che si inserisce nell’ampio dibattito sullo stato dei media e sulle relative forme di finanziamento al tempo della Rete.
L’obiettivo dell’indagine – è meglio chiarirlo a scanso di equivoci – è fotografare i cambiamenti che internet e la tecnologia hanno apportato nel mondo dell’informazione.
L’Osservatorio – si precisa – nasce come strumento di confronto privilegiato e diretto con i giornalisti italiani, nel tentativo di offrire un’analisi censuaria e una piattaforma di condivisione del quadro che verrà a delinearsi.
Io non ho resistito alla tentazione e sono scappata subito a rispondere alle domande. Se volete provarci pure voi, questo è il link: http://www.agcom.it/osservatorio-giornalismo

Foto: corriere.it

Smartphone, venti anni e non sentirli

La maggior parte dei comuni esseri umani uno smartphone nel 1994 non se lo immaginava neanche. Anzi, se ci avessero detto che stava per nascere un dispositivo di cui tutti, nel giro di venti anni, non avremmo potuto fare a meno, forse neanche ci avremmo creduto.
E invece proprio al 16 agosto di venti anni fa si fa convenzionalmente risalire la nascita dell’antenato dei nostri attuali smartphone. Nel 1994 nasceva l’Ibm Simon, il primo telefono cellulare – targato Ibm – che alle caratteristiche di un telefonino, aggiungeva quelle di un Pda (Personal Digital Assistant). A proposito, ma voi i Pda (o per meglio dire: i palmari) ve li ricordate? A me davano la sensazione del mondo a portata di mano, anche se le applicazioni erano semplici orologi, calendario, promemoria e una rubrica di contatti.
Oggi, a guardare le immagini pubblicate nella photogallery del Corriere della Sera viene da sorridere nell’osservare il vecchio Simon – venduto in cinquantamila unità – confrontato con i moderni iPhone. E mentre il primo smartphone finisce in un museo (fotografato, come ci ricorda il Corriere, nel Museo della Scienza di Londra), noi ci troviamo a riflettere sui passi da gigante che ha compiuto la tecnologia nel giro di pochi anni.

Sms modificati dopo l’invio, brevetto Apple

Sms che si modificano pochi secondi dopo l’invio. Chissà quante volte ci abbiamo pensato, dopo aver spedito un messaggio con un errore di ortografia o anche semplicemente un messaggio che dopo pochi secondi non avremmo mai voluto spedire…! Un domani, forse, sarà possibile.
È di ieri la notizia secondo cui la Apple avrebbe depositato un brevetto per migliorare il suo correttore automatico per i messaggi, il meccanismo che spesso, oltre ad effettuare delle modifiche corrette, cambia parole non riconosciuto generando refusi. Il sistema brevettato dalla Apple, in sintesi, dovrebbe consentire di cambiare il testo di un messaggio appena inviato prima che arrivi a destinazione. Una frazione di pochi secondi, pare. Il brevetto presentato dalla casa di Cupertino pare miri a migliorare i suggerimenti del correttore automatico, cercando di minimizzare i suggerimenti più fuorvianti.
La nuova tecnologia dovrebbe consentire di correggere eventuali refusi in un tempo molto ristretto, prima che il trasferimento dati sia stato completato.
Forse siamo ancora lontani dalla tecnologia/sogno che ci permette di cancellare messaggi inviati o di correggerli. Ma il brevetto è già un passo in avanti!