Twitter con oltre 140 caratteri non sarà più Twitter

Twitter potrebbe consentire la pubblicazione di tweet con più di 140 caratteri. Me lo hanno detto stamattina e ho creduto nella solita bufala per creduloni. Ora, invece, al di là del clamore mediatico e di tweet scatenato dalla notizia, leggo che l’indiscrezione – come riporta anche Wired – sarebbe stata in un certo anche confermata da un tweet del cofondatore e ceo della società del cinguettio. 

Sarò forse anche drastica nell’esprimere opinioni di cui forse – e magari spero sia così – un domani potrei pentirmi. Ma io una idea chiara ce l’ho. È semplice semplice: Twitter se consentirà  tweet con più di 140 caratteri sicuramente non sarà più Twitter. Perderà parte della sua identità; anzi io direi che perderà proprio la sua identità. 

Ricordate? Tempo fa vi avevo detto la mia idea a proposito di eventuali possibili cambiamenti di Twitter (sparando anche a zero sulla “invenzione” dei cuoricini). La mia opinione vecchia la trovate qui

E ora? Confermo la mia tesi: Twitter è una piacevole oasi di pace e di riposo dall’affollato e spesso isterico mondo di Facebook. È semplice, immediato e – consentitemelo – simpatico. Possiamo evitare di “facebookizzarlo”?

Annunci

Twitter, tanti utenti e pochi tweet

Foto: technorati.com

Il 44% di utenti Twitter non ha mai scritto una riga. E non lo dico io, che ho poca dimestichezza con i numeri e spesso – o sul blog o nelle chiacchiere con gli amici – mi avventuro in improvvisate stima sull’utilizzo dei social media. Lo dice uno studio scientifico di Twopcharts, ripreso dall’agenzia TMNews.
Il quadro delle persone che “usano” Twitter è a dir poco sconfortante: se circa 974 milioni di utenti non ha mai scritto una riga (e sono il 44% del totale degli account), il 30% circa ha scritto al massimo dieci tweet, mentre solo il 13% ha scritto più di 100 post.
Insomma, Twitter avrà avuto anche problemi a causa della crescita lenta – come ricorda TMNews – del numero degli utenti; ma il problema vero pare essere quello di far twittare gli utenti, dopo l’iscrizione.
Un problema che dovrebbe essere risolto. E non solo per questioni di “partecipazione”, ma principalmente per motivi “commerciali”.
Negli ultimi tre mesi del 2013 Twitter ha dichiarato di aver avuto 241 milioni di utenti mensili attivi. Nella categoria rientrano tutti coloro che hanno fatto login almeno una volta al mese, ricomprendendo nella cifra anche coloro i quali accedono semplicemente al social network senza scrivere. E poiché i tweet e i retweet degli utenti aiutano la società di San Francisco a generare ricavi da pubblicità (per la serie: è il commercio che muove il mondo), il gruppo pare intenzionato a correre ai ripari, provvedendo a studiare novità nell’interfaccia grafica e alle funzioni, in modo da rendere ancora più semplice e immediato l’uso del social.
Intanto, da Twitter nessun commento ai dati pubblicati da Twopcharts e diffusi dalle principali agenzie di stampa. L’azienda si sarebbe chiusa dietro un “no comment”.
Un commento a margine lo aggiungo: forse ci vorrebbe un’analisi sociologica più che “mediale”. Ma la tendenza di Twitter mostra un po’ la tendenza della vita reale: tutti alla finestra, ad osservare ciò che accade nel mondo. Manca la partecipazione. E vuoi vedere che siamo ancora troppo legati alla logica dei media di massa?