Riflessioni sul giornalismo oggi

Credo che nel mondo del giornalismo oggi ci sia un vero e proprio circolo vizioso. Prendiamo l’informazione locale solo come esempio. I quotidiani riducono sempre più spesso i compensi per i collaboratori. I collaboratori, mortificati dall’atteggiamento degli editori, protestano, si ribellano, fanno sentire la loro voce ma hanno solo due strade: andare avanti con compensi miseri o abbandonare. Se abbandonano ci sarà sempre una folla di persone pronte a prendere il loro posto. Ci sono migliaia di aspiranti giornalisti, giovani e meno giovani disposti a tutto (anche a collaborare gratis) pur di prendere il tesserino ed essere iscritti all’Ordine. Se il collaboratore va avanti con compensi miseri spesso, con quei soldi, riuscirà neppure a coprire le spese di spostamento, parcheggio o anche di qualche telefonata di verifica.

In tutto questo pare sia di moda fare informazione solo con i comunicati stampa. Forse per la paura di bucare una notizia rispetto alla concorrenza. O forse solo perché è la strada più semplice: richiede meno tempo, meno verifiche e anche meno giornalisti. Ma l’informazione fatta solo di comunicati stampa rischia di diventare solo il megafono del potente di turno (o chi mostra di avere una maggiore disponibilità economica e non disdegna sponsorizzazioni, banner, etc). C’è il rischio, concreto, che un organo di informazione diventi un organo di comunicazione (istituzionale, politica, pubblicitaria…). E l’informazione, quella vera, dov’è?

È tempo di una riflessione seria. Da parte di tutti.

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Domanda per giornalisti

Ho una domanda (provocatoria) da fare ai giornalisti: perché, quando muore qualcuno, infarcite gli articoli di post pubblici di commento alla scomparsa scritti dagli amici del malcapitato?

Pensate che l’utente medio – qualora interessato, con un gesto di profondo voyeurismo – non sappia cercarli? O li ritenete essenziali per l’informazione?

Traduco: pensate di avere lettori stupidi? O avete un concetto di giornalismo distorto?

Non si sfruttano i sogni delle persone

Ci sono poche cose che mi fanno arrabbiare. In cima alla lista ci sta chi organizza corsi a pagamento che sembrano promettere il posto dei sogni. Sullo stesso piano quelli che, con ignoranza o con scarse qualifiche, si ergono a ruolo di qualificati docenti tuttofare, magari perché hanno studiato all’università della vita (per loro stessa ammissione). E su Facebook le due categorie abbondano, grazie anche a pagine sponsorizzate. C’è un solo modo per fermarli: diffidarne!
Non si sfruttano i sogni delle persone!

La bufala del post per l’algoritmo di Facebook

Alzi la mano chi non ha mai letto, negli ultimi mesi, il messaggio di un amico su Facebook: “è cambiato l’algoritmo, se vuoi leggere i miei post, commenta…”. Il post suona più o meno così. E a condividerlo – anzi, a copincollarlo – sono tutti: professionisti, professori e quelli che hanno studiato all’università della strada (per loro stessa ammissione, sigh!).

Allora sfatiamo questo tabù: l’algoritmo, pure che cambia, certo non si scoraggia davanti alla condivisione di un post!

Insomma, questa storia del post e dei commenti per leggere quello che scrivono gli amici è una bufala. O meglio, una catena di Sant’Antonio. Avete ancora il dubbio? Non ve lo dico solo io: lo sostengono anche quei siti che, per fortuna, hanno proprio il compito di smascherare le bufale che abbondano oggi on line (posto i link in calce). Perché non vedete i post di tutti? Semplice semplice: è probabile che Facebook vi stia mostrando le notizie principali e non le “ultime notizie”. Per cambiare impostazione, basta andare sui tre pallini alla sinistra di “Notizie”, nella colonna in alto a sinistra e scegliere l’opzione desiderata.

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Ecco fatto!

Buona navigazione a tutti! 🙂

Link:

 

La gaffe social della Rai e i post “sbagliati”: cancellarli o no?

Cancellare un post sui social oggi ha senso?

Me lo ha chiesto a sorpresa una persona a cui stavo tentando di spiegare quanto è accaduto nei giorni scorsi alla pagina Facebook di Rai Sport.

I fatti. Qualcuno (non si sa quanto volontariamente) ha condiviso con l’account di RaiSport un articolo del sito Il Primato Nazionale a proposito della vicenda dei migranti, della nave Aquarius e delle Ong. Il qualcuno è chiaramente una persona autorizzata a pubblicare post a nome della pagina della testata Rai. Un social media manager, diremmo noi e tutti quelli che fanno comunicazione. Un semplice gestore delle pagine, per dirla in termini semplici semplici. Insomma, qualcuno che può pubblicare sui social per conto di mamma Rai.

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Le cause. Cosa può essere successo? Semplicemente, se escludiamo la malafede, qualcuno può aver pubblicato per errore a nome di Rai Sport, magari volendo condividere il post sulla propria bacheca o su un’altra pagina che gestisce. Ma un professionista può aver commesso un errore del genere? Il dubbio resta. Ci deve essere stato l’intervento di un hacker? E a che pro? O c’è qualcuno che ha inteso condividere quel post?

La soluzione. E Rai Sport, capito l’errore, che fa? Pubblica un post di scuse e cancella quello incriminato. Peccato, però, che on line siano presenti ovunque le foto del post. Nel comunicato, la Rai precisa che sarà individuato il responsabile, nei confronti del quale saranno presi opportuni provvedimenti. Noi lettori, comuni mortali, difficilmente sapremo come sono andate le cose.

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Conclusione. Tornando alla domanda iniziale: oggi serve cancellare un post? Nel caso di RaiSport sì: la Rai lo dice chiaramente nelle scuse (“La Rai […] ha disposto l’immediata rimozione del post”). Ma, badate bene, questo è un caso particolare.
Io solitamente sconsiglio la cancellazione dei post. A volte c’è chi cancella e basta dei post o delle condivisioni “sconvenienti”, senza dare spiegazioni, sperando (o forse anche credendo) di aver risolto tutti i problemi. Purtroppo (o per fortuna), però, siamo nell’era degli screenshot: difficilmente vi salverete!