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La mia passione? Anche colpa di Roberto Baggio

Quando mi chiedono come mai una ragazzina abbia cominciato ad appassionarsi al calcio, al di là della certa risposta delle influenze familiari, ho una immagine ben fissa nella mente: Roberto Baggio che alza il pallone d’oro. Il mio interesse per il calcio nasce dalla curiosità per un campione, per la sua maglietta gonfiata dal vento mentre compie uno dei suoi pezzi forti, una delle sue pennellate su punizione, e dal codino che poi è simbolo di un personaggio che entra di diritto nei miti dello sport più popolare. Qualcuno lo ha definito l’ultimo dei campioni romantici. Il suo addio al calcio giocato, forse, segnò la fine di un’epoca anche nel mondo dello sport.
I cinquant’anni di Roberto Baggio oggi sono un tuffo nei ricordi, nei poster ingialliti dal tempo e nei ritagli di giornale custoditi gelosamente come una sorta di rito di iniziazione al mondo del pallone. Lui resta uno dei nostri motivi di orgoglio: un campione tutto nostro, italiano, se vogliamo essere un po’ patriottisti. Ma il suo mezzo secolo è anche il segno del tempo che passa, delle mode che cambiano, delle personalità dei campioni sempre diverse e forse un tantino più eccentriche rispetto a quelle di qualche anno fa. Però poi ci penso e mi rendo conto che sono sempre la modestia e l’umiltà a fare di un fuoriclasse un campione che sa emozionare ancora.

Quello che resta del calcio romantico

Spesso mi chiedono perché mi sono appassionata al calcio e al giornalismo sportivo. Ci sono ragioni di necessità, certo; ma c’è anche un altro motivo, che ho riscoperto stamattina leggendo una notizia che mi ha emozionato. Mi riferisco alla notizia del tifoso della Pro Vercelli che – da solo – ha seguito la sua squadra del cuore a Bari. Andata e ritorno in giornata, in treno, con striscione da esporre in uno spettrale settore ospiti. C’è una foto che lo ritrae, solo, al centro degli spalti, controllato a vista da uno steward per una paradossale marcatura a uomo sugli spalti. Il suo sacrificio non è stato premiato: ultima in classifica, la Pro Vercelli ha incassato anche due gol in casa del Bari.
Ma in questa immagine e in questa storia – riportate dal sito de La Stampa – c’è tutto il fascino del calcio e della passione sportiva pura e semplice, quella che dovrebbe animare tutti noi sempre. Nella storia del tifoso solitario ho ritrovato le motivazioni del mio legame con il mondo dello sport. Il gesto del tifoso incarna appieno lo spirito del calcio romantico, delle passioni pure, sane, belle e coraggiose. Decisamente d’altri tempi!