Archivi categoria: tv

La #Brexit e i giornali in edicola oggi

Senza entrare nel merito delle questioni relative alla ‪#‎Brexit‬, mi piacerebbe fare una considerazione sui quotidiani in edicola oggi in Italia. Nessuna accusa, sia chiaro: nessuno avrebbe potuto “azzeccare” il risultato del referendum prima di mandare il giornale in stampa. Le prime notizie sono venute fuori in mattinata e i sondaggi – diciamolo chiaro – stavolta hanno chiaramente depistato tutti.
Ma la riflessione voglio farla da lettore: perché io stamattina avrei dovuto acquistare in edicola un quotidiano senza la notizia del giorno, quando su internet e in tv è in atto un vero e proprio bombardamento mediatico – con tanto di commenti, reazioni, analisi in tempo reale – sul tema della Brexit?
Io sono per i quotidiani, per il profumo della carta stampata e per il fascino del giornale da sfogliare comodamente seduti in poltrona.
In questi casi, però, mi rendo conto di quanto il mondo della stampa tradizionale sia spesso pericolosamente vecchio rispetto al nuovo che avanza.

Annunci

Giornali, lettere, infedeltà e… marketing!

Ultimamente ho poco tempo per lunghe riflessioni. Ma una breve ce l’ho da ieri e mi va di condividerla con quel paio di lettori iscritti al mio blog.
Avete seguito la storia del marito cornuto che compra una pagina di un quotidiano nazionale (Corriere della Sera) per dichiarare al mondo intero le sue corna? Bene.
Appena letta, si capisce che c’è qualcosa di strano: la storia non è vera.
Ma ve lo immaginate voi un uomo tradito che spende tutti questi soldi per:
a. gridare al mondo interno che la moglie lo tradisce
b. lasciarla dalle colonne di un quotidiano (e mettiamo che lei – come gran parte degli italiani oggi purtroppo – non lo legge?!)
Bene, come sospettato, oggi è arrivata la notizia ufficiale: la lettera è solo una geniale trovata di marketing per promuovere un nuovo programma di Real Time, “Alta infedeltà”. Il mistero è stato svelato dopo tantissime condivisioni on line e tra la sorpresa e lo stupore generale del popolo del web.
Nella lettera – pubblicata ieri sul Corriere della Sera -, tra le tante cose, vengono citati anche nomi di trasmissioni di successo di Real Time.
La missiva dell’amante tradito è diventata subito virale, condivisa a più non posso sui social media da gente curiosa e – perché no? – anche da qualche innamorato tradito che in quelle parole avrà trovato spazio per la vendetta che non era mai riuscita a servire al proprio ex partner (neanche su un piatto ghiacciato!) 🙂
In questa storia io intravedo soprattutto una idea geniale che, checché ne dicano i puristi del marketing o quelli con la puzza sotto il naso, è riuscita nell’intento: creare attenzione su un programma, muovere l’opinione pubblica, incuriosire il popolo del web, a proposito di un programma tv di cui si sa ancora molto poco. E che, per la cronaca, comincerà il 16 marzo.
Per amore della cronaca, vi faccio notare che anche agenzie di stampa nazionali sono cadute nel tranello, lanciando la notizia del marito tradito che si vendica su un quotidiano nazionale.
Tra l’altro, mi piacerebbe far notare che la pagina Facebook lanciata dal presunto amante tradito annovera oramai oltre 8.000 fan nel giro di poco tempo.
Io, ve lo confesso, mi sono incuriosita. E il 16 marzo darò anche io una sbirciatina ad “Alta Infedeltà”

Lotta al burocratese, semplifichiamo il linguaggio?

È tanto difficile semplificare il linguaggio della pubblica amministrazione? È tanto complicato consentire al cittadino comune di comprendere tutto ciò che si scrive in un atto amministrativo, senza continui rimandi ad atti, delibere e comunicazioni precedenti?
Io ho sempre creduto di no. L’ho cominciato a credere quando all’università cominciai ad approfondire il tema della sburocratizzazione del linguaggio amministrativo. All’epoca si parlava del progetto “Chiaro!”, una attività di comunicazione realizzata nel corso del 2002 dal Ministero della Funzione Pubblica, che puntava alla semplificazione del linguaggio amministrativo. Allora, se non ricordo male, c’era la possibilità per tutte le amministrazioni di ricorrere a una sorta di consulenza on line di un gruppo di esperti (giuristi e linguisti) per rendere più efficace (allora andava tanto di moda parlare di efficacia ed efficienza della PA) la loro comunicazione con i cittadini.
Stamattina, facendo zapping in tv, mi sono imbattuta in un programma Rai che di prima mattina dava spazio a una interessante iniziativa del comune di Cremona, volta alla semplificazione del linguaggio della PA, in questo caso l’ente comunale. Mi sarebbe piaciuto approfondire ulteriormente l’idea perché – lo ammetto – l’ho trovata davvero interessante. Peccato che a un certo punto abbiano tolto l’audio alla responsabile del progetto, in collegamento video, che per un malfunzionamento non riusciva ad ascoltare le domande dallo studio. Assieme ai conduttori hanno commentato – per troppo poco tempo – l’iniziativa e i propositi di sburocratizzazione del linguaggio i conduttori e il professore Sabatini, linguista, presidente onorario dell’Accademia della Crusca.
Quel pizzico di trasmissione ha riportato in me mille dubbi e l’entusiasmo del periodo universitario.
Perché si comunica tanto male? La mia sensazione è che negli ultimi tempi tutti abbiamo tanta attenzione per la forma e poca per la sostanza. Tutti pronti a comunicare su Twitter, su Facebook, sui principali social media e tutti così poco attenti ai contenuti…
Credo che la democrazia, quella vera, e il riscatto dell’Italia passino anche da qui: dal far capire ciò che si fa e come lo si fa. Altrimenti tutto diventa un discorso tra sordi. Tra la PA che comunica a modo suo e il cittadino, che spesso e volentieri non ha modo e tempo di informarsi per bene. E la cosa più drammatica è che in questo corto circuito della comunicazione anche l’informazione ha perso parte della sua missione. Il giornalismo non spiega più ai cittadini: dà per assodate conoscenze o forse preferisce appiattirsi su forme, modi e tempi della comunicazione.
Spero di documentarmi meglio sui progetti e dedicare altri post all’argomento. Intanto mi chiedo: ma sarebbe tanto difficile bissare un progetto simile a quello del 2002 oggi? Internet è molto più diffuso e le tecnologie hanno portato – a modo loro, si intende – alla democratizzazione del sapere. Sarebbe probabilmente il momento opportuno per dare il via anche a questi progetti.

Il boss delle cerimonie sbarca in Inghilterra

Il boss delle cerimonie è la trasmissione più vista di Real Time. Lo dice oggi, in un pezzo di apertura della pagina solitamente dedicata ai media, il quotidiano “Italia Oggi”.
La trasmissione, ambientata nel Grand Hotel La Sonrisa a Sant’Antonio Abate (Napoli) e incentrata sul cosiddetto “matrimonio napoletano” – stando ai dati forniti dal quotidiano economico –, viaggia su una media di 620mila spettatori con il 3,5% di share sul target individui e il 7,4% sul core target di Real Time, composto da donne tra i 20 e i 49 anni.
Il successo della trasmissione sarebbe tale da aver spinto la tv inglese a richiedere le puntate da mandare in onda anche in Gran Bretagna. In pratica: dall’America esportano il boss delle torte; dall’Italia si esportano i matrimoni di don Antonio Polese, il boss delle cerimonie della Sonrisa.
Pare proprio che il Boss delle cerimonie – il prodotto televisivo affidato al documentarista Raffaele Brunetti – sia stato particolarmente gradito dal pubblico del digitale terrestre. Anche se i matrimoni trash che sono al centro delle puntate hanno scatenato non poche polemiche al grido di “non tutti i matrimoni a Napoli e al Sud sono così”, con ovvio riferimento allo stile kitsch che domina la scena. E dopo le polemiche, il gruppo di “rivoltosi” ha ottenuto una vittoria: come riportava ieri “Repubblica”, la didascalia cambia da “i matrimoni di tradizione napoletana” a “i matrimoni di tradizione della famiglia Polese”
Il successo della trasmissione pare abbia sorpreso anche i vertici di Discovery Italia, società a cui fa capo Real Time, che probabilmente dal palinsesto di questa stagione si aspettavano molto di più dal debutto del day time della trasmissione Amici. Invece le sorprese non finiscono mai. E i matrimoni in tv continuano a piacere. Forse anche troppo.

Twitter e palinsesti, i social media cambiano la tv?

Suvvia, ci abbiamo provato tutti almeno una volta nella nostra vita. Forse perché fa trend, fa tendenza, o forse anche per sentirci più fighi nei confronti di tutti coloro che sono meno social di noi.
Tutti, almeno una volta nella vita social, abbiamo provato a cinguettare mentre siamo comodamente stravaccati in divano a guardare una trasmissione di attualità o un film impegnato o comico che sia. Ebbene, quello che io credevo fosse solo un trend, si appresta a diventare uno strumento serio per la misurazione dell’audience. O giù di lì. In questi giorni c’è stato l’annuncio: dall’autunno 2014 sarà disponibile anche in Italia (che in determinate cose, chissà come mai, arriva sempre dopo l’America) il servizio Nielsen Twitter Tv Ratings. Nielsen, per chi non lo sapesse, è un’azienda leader nelle informazioni di marketing e nella rilevazione di dati sui consumi e sull’uso dei media. Le periodiche “misurazioni” Nielsen costituiscono da sempre un punto di riferimento per gli addetti ai lavori, oltre che un quadro completo del mercato dei media, delle telecomunicazioni o della pubblicità.
La novità annunciata sarà un vero e proprio strumento di misurazione dell’attività e della reach delle conversazioni Twitter sui programmi televisivi. In pratica, la misurazione è semplice: serve a monitorare se e quante persone del mondo Twitter cinguettano a proposito di determinati programmi tv. L’accordo tra Twitter e Nielsen – che è alla base del lancio della nuova attività – è stato siglato nel 2012 ed è già attivo da tempo negli Usa.
Io credo che la notizia sia una vera e propria diavoleria che consentirà alle aziende e ai produttori di programmi tv di orientarsi in base alle conversazioni degli utenti e ai loro pareri social, espressi tramite uno dei più popolari social media.
Insomma, leggi i trend, analizzi i tweet e di conseguenza orienti le tue strategie commerciali. Ma io vedo anche altro, che va al di là della tradizionale idea di orientare strategie commerciali e quindi oltre il business: la “misurazione” dei tweet a mio avviso è anche una forma di interazione con il medium televisione che va a integrare la vecchia cara e forse spesso abusata interazione via telefono (e dell’interazione via telefono sono pieni i manuali di storia della televisione). Insomma, credo in un mondo in cui il coinvolgimento diretto degli spettatori – specie di fronte all’accanita concorrenza dei nuovi media – diventi sempre più importante. Sarà così? Non ci resta che attendere il prossimo autunno per capire…