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La mia passione? Anche colpa di Roberto Baggio

Quando mi chiedono come mai una ragazzina abbia cominciato ad appassionarsi al calcio, al di là della certa risposta delle influenze familiari, ho una immagine ben fissa nella mente: Roberto Baggio che alza il pallone d’oro. Il mio interesse per il calcio nasce dalla curiosità per un campione, per la sua maglietta gonfiata dal vento mentre compie uno dei suoi pezzi forti, una delle sue pennellate su punizione, e dal codino che poi è simbolo di un personaggio che entra di diritto nei miti dello sport più popolare. Qualcuno lo ha definito l’ultimo dei campioni romantici. Il suo addio al calcio giocato, forse, segnò la fine di un’epoca anche nel mondo dello sport.
I cinquant’anni di Roberto Baggio oggi sono un tuffo nei ricordi, nei poster ingialliti dal tempo e nei ritagli di giornale custoditi gelosamente come una sorta di rito di iniziazione al mondo del pallone. Lui resta uno dei nostri motivi di orgoglio: un campione tutto nostro, italiano, se vogliamo essere un po’ patriottisti. Ma il suo mezzo secolo è anche il segno del tempo che passa, delle mode che cambiano, delle personalità dei campioni sempre diverse e forse un tantino più eccentriche rispetto a quelle di qualche anno fa. Però poi ci penso e mi rendo conto che sono sempre la modestia e l’umiltà a fare di un fuoriclasse un campione che sa emozionare ancora.

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corto circuito mediatico ferragostano

I giornali di oggi mi inducono a una doppia riflessione. Da un lato non resta altro che constatare la presenza in edicola di un prodotto oramai “scaduto”, con i quotidiani che giocoforza presentano ai lettori la notizia di due notti fa in apertura, seppur infarcendola di commenti, analisi e approfondimenti. La notizia, pure se arricchita da preziosi commenti, analisi e resoconti di ottimi inviati, resta sempre la stessa, quella comunicata quasi in tempo reale dai social e dal mondo del web.
Dall’altro lato c’è l’amarezza di una notizia vecchia oramai quasi venti anni (leggi caso Dubai) che torna di scottante attualità, tanto da spacciarla come recente, per una sorta di cortocircuito mediatico ferragostano.
In entrambe le circostanze c’è di mezzo il web, croce e delizia di un mondo che è cambiato e di un mondo che si illude di avere un cambiamento ancora in corso.
La via di uscita dalla crisi economica e strutturale dei cari vecchi quotidiani può risolversi con una sola parola: credibilità. Solo la qualità potrà salvare i giornali di carta. La qualità e la verifica attenta e puntuale dei fatti. Senza questi ingredienti mi sa che non andremo proprio da nessuna parte!

Pubblicità sulla stampa, calo del 10% sui quotidiani

Schermata 2015-01-07 alle 13.18.14Ancora brutte notizie in questi primi giorni del 2015 per il mondo della stampa.
Sono stati resi noti i dati che riguardano il fatturato pubblicitario della carta stampata nel periodo gennaio/novembre 2014. E – diciamocelo subito a scanso di equivoci – non sono certo numeri incoraggianti.
Il fatturato generale registra un calo del 9,1% rispetto ai dati dello stesso periodo del 2013. Calo ancora più evidente per i quotidiani (-10%).
Nella foto, la tabella pubblicata da Primaonline.it contenente gran parte dei dati diffusi dall’Osservatorio sulla Stampa Fcp.

Foto: corrierecomunicazioni.it

Campania maglia nera per l’uso del pc

Non amo particolarmente commentare fredde statistiche. Ma a volte delle considerazioni vanno necessariamente fatte. Stamattina ho letto al volo su un quotidiano un dato particolare: la mia regione, la Campania, è maglia nera per quanto riguarda l’uso del pc. Lo dice una recente indagine del Censis (48° Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese), secondo la quale in Campania il 48% della popolazione tra i 16 e i 74 anni non ha mai utilizzato il computer.
La situazione, però, se vogliamo dirla tutta, non è più semplice nel resto d’Italia: in Piemonte la percentuale si aggira intorno al 35%, così come in Umbria. Percentuale elevata anche nel Lazio (30%). La media europea è del 19%, valore a cui si avvicina solo la Provincia autonoma di Bolzano (23%).
Dati che – scusate la franchezza – si commentano da soli. Ancora di più se pensiamo che uno degli obiettivi di Agenda Digitale è quello di ridurre la percentuale al 15% per il prossimo anno. Secondo l’indagine, i ritardi del nostro Paese riguardano anche altri aspetti: tra i progetti dell’Italia c’è quello di implementare la copertura a 100Mbps entro il 2020; intanto, però, solo il 21% della popolazione nel corso dell’ultimo anno ha potuto godere di una copertura ultratecnologica (Nga).
Note positive, manco a dirlo per i social network, sempre più frequentati oltre che “densamente abitati”.
Unica riflessione a margine: diciamo spesso che la carenza di mezzi di comunicazione o lo scarso utilizzo dei media sia una nuova forma di povertà. Oggi, dopo la diffusione di questi dati, non dovremmo sentirci tutti un po’ più poveri?

Foto: webmarketingaziendale.it

Google e Facebook comandano. Anche nella pubblicità

Il 2013, checché ne dicano gli scettici del web, è stato l’anno che segna il sorpasso di internet sulla stampa tradizionale per quello che riguarda gli investimenti pubblicitari.
Una notizia che potrebbe essere colta come nota positiva nel mercato editoriale oramai cronicamente in crisi. Ma non è così: il totale degli investimenti pubblicitari nel 2013 è tornato indietro di 14 anni, ai dati del 1999, l’anno prima della cosiddetta “bolla” del web.
Ma c’è ancora un altro dato importante da analizzare: Google Italia oggi fattura quanto quattro concessionarie di pubblicità messe insieme (Rcs, Manzoni, Mondadori e 24 Ore System).
I dati emergono dall’inchiesta “I nuovi padroni della pubblicità. La mappa di chi comanda e investe sui media in Italia” a cura di Paolo Pozzi e pubblicata su Tabloid, la storica rivista dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia.
Una delle prime notizie che viene fuori dalla ricerca è che Google e Facebook, senza voler ricorrere ai soliti semplicistici resoconti, sono quelli che comandano. Anche nel settore della pubblicità.
Insomma, facciamocene una ragione, in Italia i ricavi dell’internet advertising nel 2013 hanno superato di gran lunga quelli dell’advertising a mezzo stampa: 1,8 miliardi di euro contro 1,4 della stampa tradizionale.
Ecco a questo link l’interessante approfondimento. Io lo consiglierei a tutti quelli che prima o poi si troveranno a parlare di media 😉