Casalino, Mentana, le scuse e il video “scomparso”

Avrei voluto segnalare con qualche giorno di ritardo il triste video di Rocco Casalino – capo della comunicazione del M5S – che passa una notizia in anteprima a Mentana nel corso di una delle tante maratone politiche.

Avevo da parte il link con il video pubblicato nelle ore successive da Repubblica. Lo avevo condiviso di Facebook e aspettavo di commentare con calma, approfondendo l’argomento.

Mentre mi accingevo a postare il link di Repubblica, accompagnato da qualche mia personalissima considerazione, ho scoperto che sul sito del giornale il video non è più disponibile.
Schermata 2018-06-08 alle 11.56.01.png
E allora ho deciso di approfondire. Ho scoperto che quelle immagini restano ancora su Youtube e vi chiedo di guardarle.

Poi ho scoperto da Fanpage.it  che Casalino si è scusato con Mentana, che il video doveva restare privato ed era solo goliardico.

A questo punto, premettendo che non ho assolutamente intenzione di salire in cattedra e spiegare cose del mestiere a chi ne sa più di me, qualche considerazione vorrei farla.

Innanzitutto, non è poco serio inviare la notizia prima a Mentana e poi alle agenzie?

Ok, è in corso una maratona; ma le agenzie non lavorano 24 ore su 24?

Perché realizzare un video, anche se goliardico?

Soprattutto, consentitemelo, qualcosa non funziona: se quel video doveva restare privato e goliardico, perché è finito sui giornali? Chi lo ha regalato all’esterno? E perché?

Come mai sul sito di Repubblica è sparito il collegamento al video?

Il tono da marachella adolescenziale resta; resta anche, a mio avviso, una pessima figura. E un clima che, prescindendo da considerazioni politiche che non mi appartengono, non mi piace.

 

Annunci

Gli italiani, l’informazione e internet

Mi fa piacere proporvi, anche per un sano spirito di riflessione, un pezzo apparso poco fa sull’edizione on line de L’Internazionale. Parla del rapporto di noi italiani con i media (in particolar modo quelli on line) e l’informazione. Il pezzo dal titolo “Disinformati, disintermediati, ma molto coinvolti” è a firma di Annamaria Testa.

Ci sarebbero tante riflessioni da fare. Io vi lascio con un’immagine che parla da sola. Ieri in chiesa un tizio ha tenuto il cellulare acceso per tutta la durata della cerimonia. Credevo chattasse. O che stesse cercando informazioni di vitale importanza. Niente di tutto questo: scrollava nevroticamente la home di Facebook. #hodettotutto

 

Se il lettore si interroga sul rapporto tra diritto di cronaca e rispetto delle persone…

Torno a scrivere dopo tanto tempo per una considerazione che stamattina mi è venuta spontanea. Riguarda il rapporto tra il diritto di cronaca e il rispetto delle persone. Io ne ho sempre parlato. Ne hanno sempre parlato gli addetti ai lavori. Ma, sfogliando le pagine dei social e del Corriere della Sera, stamattina ho notato che sono stati alcuni lettori a porsi domande circa il bilanciamento tra il diritto di cronaca e il rispetto delle persone. E ne sono stata felice.
Non ho letto i resoconti di cronaca a cui si fa riferimento. Ma sono contenta di leggere queste lettere.
Un lettore che pone l’interrogativo #etico e di #coscienza a un #giornalista è sempre una bella notizia, specie se le considerazioni nascono sul delicato rapporto tra diritto di cronaca e rispetto delle persone.

http://www.corriere.it/lettere-al-direttore/12-02-2018/index.shtml

Combattere le fake news con l’educazione ai media

Stamattina ho scritto di getto un post su Facebook per dire la mia sulla questione delle fake news.
Vi confesso la mia perplessità sull’idea di regolamentare i flussi di notizie, anche quelle false. Mi sforzo di capire tutti i problemi relativi al mondo delle fake news e di quelle storie a metà tra spionaggio e mistero che trapelano da indiscrezioni e interviste sulle pagine dei quotidiani di questi giorni. Però sono scettica quando sento parlare di ulteriori norme in un settore delicato come quello della libertà di espressione. Non ne capisco la necessità. Abbiamo tante leggi che possono essere rispettate se applicate anche alle nuove tecnologie. Perché crearne altre? E per regolamentare cosa?
Stamattina – ma anche qualche giorno fa in un incontro con alcuni giovani – ho rimarcato una cosa: le fake news sono sempre esistite. Si chiamavano bufale, notizie false, mezze verità e hanno sempre popolato – ahinoi – anche le pagine dei giornali. Allora io mi chiedo e vi chiedo (proprio perché ritengo sia opportuno fare chiarezza): perché parlare di fake news sta diventando una moda in questo periodo?
Credo che la migliore soluzione per tutti i problemi sia la conoscenza. Formazione all’uso dei nuovi media e informazione seria e di qualità possono annientare le fake news. Allora perché non lavoriamo sulla cultura? Di educazione ai media – lo so, mi ripeto troppo spesso – c’è urgente bisogno.

La mia passione? Anche colpa di Roberto Baggio

Quando mi chiedono come mai una ragazzina abbia cominciato ad appassionarsi al calcio, al di là della certa risposta delle influenze familiari, ho una immagine ben fissa nella mente: Roberto Baggio che alza il pallone d’oro. Il mio interesse per il calcio nasce dalla curiosità per un campione, per la sua maglietta gonfiata dal vento mentre compie uno dei suoi pezzi forti, una delle sue pennellate su punizione, e dal codino che poi è simbolo di un personaggio che entra di diritto nei miti dello sport più popolare. Qualcuno lo ha definito l’ultimo dei campioni romantici. Il suo addio al calcio giocato, forse, segnò la fine di un’epoca anche nel mondo dello sport.
I cinquant’anni di Roberto Baggio oggi sono un tuffo nei ricordi, nei poster ingialliti dal tempo e nei ritagli di giornale custoditi gelosamente come una sorta di rito di iniziazione al mondo del pallone. Lui resta uno dei nostri motivi di orgoglio: un campione tutto nostro, italiano, se vogliamo essere un po’ patriottisti. Ma il suo mezzo secolo è anche il segno del tempo che passa, delle mode che cambiano, delle personalità dei campioni sempre diverse e forse un tantino più eccentriche rispetto a quelle di qualche anno fa. Però poi ci penso e mi rendo conto che sono sempre la modestia e l’umiltà a fare di un fuoriclasse un campione che sa emozionare ancora.