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La Cec-Pac ci saluta ufficialmente

Lo avevamo già annunciato (i principali organi di informazione e io qualche post fa): chiude la Cec-Pac. Per chi ancora non lo sapesse, la Cec-Pac era quel sistema di posta elettronica certificato creato ad hoc per consentire ai cittadini di dialogare con la pubblica amministrazione. Con la Cec-Pac, varata nel 2009, teoricamente sarebbe stato possibile far compiere un salto alle modalità di comunicazione tra cittadino e pubblica amministrazione: un salto dai manuali e libri che teorizzano tante belle cose  alla realtà che avrebbe dovuto cancellare muri spesso invalicabili perché troppo burocratizzati. Quella idea, presentata oramai cinque anni fa come il progetto del secolo, si è sgonfiata. La Cec-Pac ci lascia. E lo fa anche con un messaggio che tutti noi – forse idealisti e sognatori – che avevamo immediatamente attivato la casella troviamo stiamo ricevendo via mail. Ci dicono che il sistema “migrerà” piano piano verso le “normali” caselle Pec. Quasi per dire: finora abbiamo scherzato, adesso attivate la Pec. Per chi non avesse ancora una casella Pec, sarà possibile crearne una nuova gratis per un anno; un piccolo sconto con cui – forse – vogliono scusarsi per un progetto conclusosi malamente e per i tanti soldi sprecati.

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e-government: siamo nella top 25

Mi sveglio e leggo con piacere una notizia Ansa: l’Italia è nella top 25 dei Paesi con il più alto sviluppo per l’e-government.
Per tutto il post farò finta di non sapere quante e quali difficoltà il cittadino comune incontra nell’interfacciarsi con la pubblica amministrazione. Per il momento fingerò di non ricordare quanto sia difficile, spesso, dialogare con chi ci governa anche in maniera tradizionale. No, questa volta non voglio che ci piangiamo addosso: vorrei semplicemente dare la notizia.
Il nostro Paese è uno dei migliori – rientra nei primi venticinque – tra quelli che offrono servizi per la partecipazione on line, aumentando l’uso di strumenti multimediali e dei social media. I dati interessanti, a mio avviso, sono proprio quelli relativi ai social media, con l’utilizzo che è aumentato del 50% in soli due anni (dal 2012 al 2014). Il balzo in classifica dell’Italia è importante: 9 posizioni scalate in un anno. Adesso siamo al ventitreesimo posto. Il sondaggio – va detto per dovere di cronaca – riassume i dati relativi a tutti gli Stati membri dell’ONU.

Foto: abruzzo24ore.tv

Bando per giornalista, vince chi costa meno

Questa mi mancava, lo ammetto. Nel mondo dell’informazione non pagata e sottopagata spunta pure una “gara di appalto” relativa al mondo degli addetti stampa. Una sorta di asta al ribasso per giornalisti. Prezzo massimo per 8 mesi: € 16.625,18 comprensivi di cassa di previdenza e iva. L’offerta più bassa sarà il requisito essenziale per l’affidamento dell’incarico.
Ecco la “geniale” idea: http://www.parcoappenninolucano.it/apl/multimedia/2371.pdf
Io dico: bloccate quel bando, facciamo qualcosa di esemplare. Un bando del genere potrebbe ispirarne altri. Il giornalismo e la comunicazione sono cose serie, non certo aste o gare d’appalto. Chi fa informazione – sia nei giornali che negli uffici stampa – lavora proprio come chi svolge qualsiasi altra professione. E come tale va pagato, senza aste al ribasso.
Questo bando rischia di scatenare una guerra tra poveri, tra giornalisti sottopagati, non pagati o mal pagati che – pur di mettere nel curriculum un’esperienza nel settore pubblico – potrebbero fare a gara per “svendere” la propria professionalità.
Apriamo gli occhi!
Intanto, sull’argomento, vi segnalo la presa di posizione dell’Assostampa Basilicata