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Se il lettore si interroga sul rapporto tra diritto di cronaca e rispetto delle persone…

Torno a scrivere dopo tanto tempo per una considerazione che stamattina mi è venuta spontanea. Riguarda il rapporto tra il diritto di cronaca e il rispetto delle persone. Io ne ho sempre parlato. Ne hanno sempre parlato gli addetti ai lavori. Ma, sfogliando le pagine dei social e del Corriere della Sera, stamattina ho notato che sono stati alcuni lettori a porsi domande circa il bilanciamento tra il diritto di cronaca e il rispetto delle persone. E ne sono stata felice.
Non ho letto i resoconti di cronaca a cui si fa riferimento. Ma sono contenta di leggere queste lettere.
Un lettore che pone l’interrogativo #etico e di #coscienza a un #giornalista è sempre una bella notizia, specie se le considerazioni nascono sul delicato rapporto tra diritto di cronaca e rispetto delle persone.

http://www.corriere.it/lettere-al-direttore/12-02-2018/index.shtml

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Combattere le fake news con l’educazione ai media

Stamattina ho scritto di getto un post su Facebook per dire la mia sulla questione delle fake news.
Vi confesso la mia perplessità sull’idea di regolamentare i flussi di notizie, anche quelle false. Mi sforzo di capire tutti i problemi relativi al mondo delle fake news e di quelle storie a metà tra spionaggio e mistero che trapelano da indiscrezioni e interviste sulle pagine dei quotidiani di questi giorni. Però sono scettica quando sento parlare di ulteriori norme in un settore delicato come quello della libertà di espressione. Non ne capisco la necessità. Abbiamo tante leggi che possono essere rispettate se applicate anche alle nuove tecnologie. Perché crearne altre? E per regolamentare cosa?
Stamattina – ma anche qualche giorno fa in un incontro con alcuni giovani – ho rimarcato una cosa: le fake news sono sempre esistite. Si chiamavano bufale, notizie false, mezze verità e hanno sempre popolato – ahinoi – anche le pagine dei giornali. Allora io mi chiedo e vi chiedo (proprio perché ritengo sia opportuno fare chiarezza): perché parlare di fake news sta diventando una moda in questo periodo?
Credo che la migliore soluzione per tutti i problemi sia la conoscenza. Formazione all’uso dei nuovi media e informazione seria e di qualità possono annientare le fake news. Allora perché non lavoriamo sulla cultura? Di educazione ai media – lo so, mi ripeto troppo spesso – c’è urgente bisogno.

La mia passione? Anche colpa di Roberto Baggio

Quando mi chiedono come mai una ragazzina abbia cominciato ad appassionarsi al calcio, al di là della certa risposta delle influenze familiari, ho una immagine ben fissa nella mente: Roberto Baggio che alza il pallone d’oro. Il mio interesse per il calcio nasce dalla curiosità per un campione, per la sua maglietta gonfiata dal vento mentre compie uno dei suoi pezzi forti, una delle sue pennellate su punizione, e dal codino che poi è simbolo di un personaggio che entra di diritto nei miti dello sport più popolare. Qualcuno lo ha definito l’ultimo dei campioni romantici. Il suo addio al calcio giocato, forse, segnò la fine di un’epoca anche nel mondo dello sport.
I cinquant’anni di Roberto Baggio oggi sono un tuffo nei ricordi, nei poster ingialliti dal tempo e nei ritagli di giornale custoditi gelosamente come una sorta di rito di iniziazione al mondo del pallone. Lui resta uno dei nostri motivi di orgoglio: un campione tutto nostro, italiano, se vogliamo essere un po’ patriottisti. Ma il suo mezzo secolo è anche il segno del tempo che passa, delle mode che cambiano, delle personalità dei campioni sempre diverse e forse un tantino più eccentriche rispetto a quelle di qualche anno fa. Però poi ci penso e mi rendo conto che sono sempre la modestia e l’umiltà a fare di un fuoriclasse un campione che sa emozionare ancora.

giornalismo d’altri tempi

Altro ‪giornalismo‬, altri tempi. Ma fa sempre un certo effetto rileggere certi scritti.

Porrei enfasi sulle scuse preventive al lettore: “Vi dico solo quello che ho visto io. E vi chiedo preventivamente scusa se vi parrà troppo poco“.

E se l’‪‎informazione‬ potesse ripartire seriamente da qui? Da un bagno di ‪#‎umiltà‬ e ‪#‎onestà‬ oltre che da un rispetto profondo per i ‪lettori‬?

“Questa è la storia della battaglia di Budapest e il lettore mi perdoni se la riferiamo con tanto ritardo. Mentre la combattevano, i russi ci tolsero il mezzo di raccontarla; e, in fondo, non ci resta che ringraziarli per averci tolto solo questo. È una storia parziale, naturalmente, come del resto lo sono tutte le storie. Non abbiamo che due occhi e siamo stati costretti a servircene con parsimonia, usandone uno per raccontare ciò che succedeva a Budapest e l’altro per sorvegliare che non succedesse altrettanto a noi. Tenete a mente che nessuno ha visto tutto. Vi dico solo quello che ho visto io. E vi chiedo preventivamente scusa se vi parrà troppo poco” (Indro Montanelli, Corriere della Sera, 1956)

Blendle, al via la sperimentazione dell’iTunes delle news

Si chiama Blendle e potrebbe rivoluzionare il nostro rapporto con l’informazione on line a pagamento. È un’app olandese progettata per consentire la lettura di singoli articoli di giornale con la formula del micropagamento e con un insolito “soddisfatti o rimborsati”.
Prima Comunicazione ha annunciato che i big del giornalismo americano e inglese stanno testando l’applicazione: se funzionasse come si immagina, l’app potrebbe capovolgere il modo di rapportarci all’informazione on line.
Alcuni giornali americani e inglesi, tra cui “New York Times”, “Washington Post” e “Wall Street Journal”, hanno dato il via a una forma di sperimentazione su un campione di 10mila utenti.
Blendle è una start up che – stando a quanto comunicato da Prima Comunicazione – conta già oltre 650mila utenti in Germania e Olanda.
Come funziona? Semplice: per iscriversi è necessaria la carta di credito. Poi, quando si clicca sull’articolo che si vuole leggere, scatta il pagamento. Un micropagamento: si parla di una cifra che va dai 9 ai 49 cent. E i ricavi? Vengono divisi tra editore (a cui va il 70%) e Blendle (30%).
E se l’articolo non dovesse piacere? C’è la formula del “soddisfatti o rimborsati”, a patto che l’insoddisfazione venga motivata seriamente.
Funzionerà Blendle? Sarà la sperimentazione e il tempo a dirlo.
Intanto, restiamo alla finestra: il mercato italiano, per ora non coinvolto nella sperimentazione, sembra lontano anni luce dall’idea di pagare – con carta di credito e micropagamenti – per l’informazione on line. Ma mai dire mai!